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Questa pagina, nata l'anno scorso per festeggiare San Valentino, è poi rimasta come pagina dedicata all'amore e a tutti i nostri visitatori. Naturalmente, quando si parla di innamorati, non si può dimenticare il papà di Valentino e Valentina, il bravissimo Peynet. Uno sguardo ai suoi disegni è d'obbligo, per mettere la ali al cuore. Dopo vi potrete tuffare definitivamente in un mare d'amore con le poesie dei nostri autori. Speriamo di non naufragare in tutto questo miele!... ;-) Quest'anno la pagina si arricchisce con nuove poesie dei nostri Autori e con una bella raccolta di versi d'amore, scritti da alcuni fra i più noti ed apprezzati Poeti.
Infine, per chi vuole festeggiare e convincere, forse, un partner un po' recalcitrante vi consiglio anche dei menu molto romantici. Per quanto mi riguarda io festeggerò san Valentino, portando la mia ragazza a cena fuori. Sì, conosco il retro di un bellissimo ristorante, dove si può trovare degli avanzi... pardon, delle mini-porzioni (la mia ragazza è a dieta)... e dopo, una bella passeggiata al chiar di luna... ah, l'amore!!
il vostro George

Pensando all'amore, penso ad un sentimento che ha attraversato i secoli...Un sentimento profondo e disperato che ha agitato gli animi più fragili e più duri di tutti i tempi. Pensando all'amore, penso a me che ora amo e leggo tutti quei poeti che l'amore l'hanno sentito e...scritto per esorcizzare la gioia ed anche il più profondo dolore che l'amore da sempre dà.
Come non si può volere ritornare indietro in quei giorni lontani, del primo amore, cantati da Goethe:
Pensieri e raccolta di Giovanna Palo
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Il giorno ideale Carlo Bramanti (2000) |
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Mi bruciano gli occhi: stelle cadute, voglio una carezza un bacio dolce; voglio amare fino a sentire dolore e spogliarmi del mio scialle di solitudine, nuda tra le braccia dell'amore senza più paure. Giovanna Palo (02/03) |
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Come dita di sapienti mani, le note di questa bellissima musica toccano il mio cuore spezzato, rubato, perduto... E che ancora: batte batte batte Giovanna Palo (02/03) |
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Nuvole in cielo, coprono il tuo sorriso. La rugiada, bagna il tuo viso. Dorati appaiono i tuoi capelli, come spighe di grano mature. Le tue labbra, mi danno la sensazione di petali delicati di rosa, che vorrei sfiorare. Ma tremo, al solo pensiero di farti male sfiorandoti con le mie labbra. Dolce frutto della natura. Franco Fornaro ( * 12/08/2002 * ) |
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(FF - 10/10/1980) |
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(FF - 21/08/1981) |

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Elena ci ha mandato una bella storia. Fondamentalmente una storia d'amore, quindi quale sede migliore per ospitarla, della pagina dell'amore?
IL CIELO, LA FARFALLA…E LA PAURA DI VOLARE
C’era una volta...il cielo.
Era un’epoca di grandi tempeste; tuoni e fulmini lo attraversavano e spezzavano il suo blu sereno.
Una sera, senza fare troppo caso a quel che ormai da tempo squarciava le sue membra, fece un incontro inaspettato: una novella farfalla al suo primo volo si soffermò ad apprezzare le novità esteriori più immediate e superficiali che l’immenso le stava offrendo.
Si crogiolava degli aspetti più ovvi di quel cielo: della sua bellezza, della sensazione piacevole che esso provocava in lei, dell’emozione e la libertà che il blu rappresentava.
Fu un incontro magico.
Il cielo pensò di aver incontrato la più bella delle sue stelle.
La giovane farfalla, abbagliata, cominciò sempre più spesso e sempre più volentieri a fare piroette allegre e spensierate in quel campo di libertà. Si sentiva ormai grande, non più quel bruco in fase di sviluppo che per anni era vissuto e cresciuto per terra....no, ORA VOLEVA VOLARE!
E con un po' di superficialità si staccò dall’antica terra per unirsi, con molto più entusiasmo, spensieratezza e leggerezza d’animo, al meno impegnativo e più allegro amico cielo.
Insieme esplorarono spazi mai visti... già sovrastati in passato dal cielo, ma egli non li aveva mai scoperti così vivi, così intensi.
Passarono ore a raccontarsi a vicenda. Il non -più- bruco raccontava di sé, della sua antica patria terra che ormai snobbava, dei campi "a quadretti" in cui era vissuto per anni, non conoscendone altri, e di quanto fosse estasiato della felicità che provava invece in quel momento, inaspettata e inspiegabile.
E lo sconfinato cielo narrava delle bellissime e orribili cose che aveva visto da lassù, delle bufere che l’avevano scosso, ma anche del sereno che, fortunatamente, era capace di illuminarlo all’improvviso.
Fu amore.
Il cielo iniziò a pensare che quella sarebbe stata di sicuro l’unica, l’ultima galassia, la più centrale, la più luminosa. L’unica eterna che avrebbe abitato in lui.
La novella farfalla iniziò a scoprire che il cielo non era più solo piacevole da ammirare o sorvolare, ma che era vasto, profondo, più blu della leggerezza dell’azzurro. E questa nuova sensazione gli piacque un mondo.
Nel giro di pochissimo diventarono strettissimi, non potendo mai fare a meno di passare più tempo possibile insieme, trascurando tante altre cose: alcune galassie inevitabilmente persero luce e alcuni interessi del bruco -non- bruco persero d’interesse.
Ormai esistevano solo loro due e il loro piccolomagicomondo.
Addirittura il cielo si trasformò per qualche giorno nel cielo di Vienna e la farfalla nel suo abitante felice........
Ma dopo qualche luna, tanta felicità e grandi sogni insieme, il bruco -non- bruco si ritrovò all’improvviso nel mezzo di una scura bufera...che diventò la bufera che spezzò anche il cielo.
La neo farfalla sentiva paura, solitudine, impotenza. Era confusa: all’interno di uno spazio (cielo) che la estasiava sentiva con sgomento che però le mancava qualcosa, che quasi mai fino in fondo quel cielo, che ormai tanto amava, era riuscito a dargli quella sicurezza di cui aveva bisogno per trovare il coraggio di volare.
Sentiva di non essere mai riuscito ad abbracciarlo tutto, e questo lo spaventava.
Allora iniziò a chiedersi se il problema non fosse stato il precoce distacco dalla terra madre. E rinnegò il cielo.
La landa che un tempo era di un turchese felice divenne di colpo di un grigio confuso, incredulo, triste, e cominciò a chiedersi se i luoghi dell’anima visitati con il suo presunto amore fossero stati reali o solo una crudele bugia. Se il voltafaccia di quello che si era dimostrato, purtroppo, essere ancora il bruco legato alla terra, non fosse un motivo più che sufficiente per rifiutare che lui tornasse tra le sue nuvole e le sue brillanti stelle. E iniziò a dirsi che doveva aspettarselo, perché mai in realtà aveva provato la certezza che quella farfalla volesse stare con lui, spazioso spazio di libertà, per sempre, e che solo pensasse a lui, senza metterlo mai in discussione: ogni volta che la terra si era fatta sentire, con lamenti e richieste, il suo vecchio abitante era subito accorso, trafitto dai sensi di colpa e dal rimorso che tutto il male fosse a causa sua. E il cielo ogni volta si era chiesto come fosse possibile vivere momenti così profondamente veri e poi, in un attimo, venir messo in secondo piano... e magari accusato di aver provocato dolore alla terra facendo nevicare ghiaccio, in un un giorno in cui in realtà aveva fatto brillare il sole.
E si disse che doveva aspettarselo: il suo amore-bruco non si era in verità mai dimostrato pronto a distaccarsi dalla tranquillità terrena, incredulo di poter trovare in quel travolgente mare di blu, oltre alla già appurata felicità, anche una tale tranquillità.
E lo sapeva.....perché ogni volta che aveva chiesto al bruco-farfalla:
"Se un giorno io dovessi cadere, e tu non potessi più stare con me, torneresti sulla terra?"
questi gli aveva risposto: "Non lo so.....forse sì."
Erano piccole nubi che rattristavano il colore felice dell’infinito e che, ogni volta, schiacciavano un po’ delle sue gioie e speranze.
Quella tempesta, quindi, sapeva di rischiarla, ma era molto più ottimista e coraggioso della sua giovane amica, che si divideva tra i suoi desideri e sogni, e i dubbi e sensi di colpa.
Alla fine della storia: la farfalla fece un salto sulla terra; confermò il profondo legame e affetto che lo aveva legato a lei...ma si rese conto che assolutamente non era più quello il suo posto.
Le mancavano le luminosità del cielo, i suoi, pur se sconvolgenti, cambiamenti improvvisi tra sole e oscurità, il trasporto dei loro abbracci fatti di aria e fuoco.
Ma rimaneva comunque l’inspiegabile sensazione di paura che la tratteneva dal lasciarsi cadere nel vuoto... aveva il timore che l’aere azzurra non le avrebbe offerto una morbida e sicura nuvola su cui affondare atterrando. Si ricordava di quando si rifugiava nei tranquillizzanti cespugli, stando coi piedi per terra e avendo la sensazione della stabilità, ma non sapeva di poter unire questa sensazione alla gioia e all’immagine del cielo.
Poi però una sera si ritrovò a chiacchierare con lui, che, senza neanche pensarci e credendo ormai poco in un loro riavvicinamento, raccontò se stesso e il desiderio e la convinzione che risiedeva nel suo profondo: costruire per il suo futuro un cielo sereno, che avrebbe conquistato lottando, scacciando le tempeste, proteggendo con i fulmini i propri amori, essendo trasparenti e puri come l’aria nel trattare con loro.
Le parlò di tante cose, che lei aveva già sentito....ma non con quel tono... non con il cuore.
Capì che la tranquillità non sta solo nel rimanere coi piedi per terra, senza stimoli né sogni, ma che è ben presente anche in un rassicurante cielo immenso e immensamente sfaccettato.
E, sopra ogni altra cosa, che oltre alla tranquillità lei voleva la felicità.....e l’emozione di VOLARE.
Ultimo aggiornamento al 07/02/03