Questa pagina, nata l'anno scorso per festeggiare San Valentino,  è poi rimasta come pagina dedicata all'amore e a tutti i nostri visitatori. Naturalmente, quando si parla di innamorati, non si può dimenticare il papà di Valentino e Valentina, il bravissimo Peynet. Uno sguardo ai suoi disegni è d'obbligo, per mettere la ali al cuore. Dopo vi potrete tuffare definitivamente in un mare d'amore con le poesie dei nostri autori. Speriamo di non naufragare in tutto questo miele!... ;-)  Quest'anno la pagina si arricchisce con nuove poesie dei nostri Autori e con una bella raccolta di versi d'amore, scritti da alcuni fra i più noti  ed apprezzati Poeti.

Infine, per chi vuole festeggiare e convincere, forse, un partner un po' recalcitrante  vi consiglio anche dei menu molto romantici. Per quanto mi riguarda io festeggerò san Valentino, portando la mia ragazza a cena fuori. Sì, conosco il retro di un bellissimo ristorante, dove si può trovare degli avanzi... pardon, delle mini-porzioni (la mia ragazza è a dieta)... e dopo, una bella passeggiata al chiar di luna... ah, l'amore!!

il vostro George      

 

Pensando all'amore, penso ad un sentimento che ha attraversato i secoli...Un sentimento profondo e disperato che ha agitato gli animi più fragili e più duri di tutti i tempi. Pensando all'amore, penso a me che ora amo e leggo tutti quei poeti che l'amore l'hanno sentito e...scritto per esorcizzare la gioia ed anche il più profondo dolore che l'amore da sempre dà. 

Come non si può volere ritornare indietro in quei giorni lontani, del primo amore, cantati da Goethe:

 
Ah, quei bei giorni chi può riportarmi,
Ah, quei bei giorni del mio primo amore
Ah, chi un'ora soltanto può ridarmi
Di quella beata stagione!
 
E sto solo, la piaga ad attizzarmi
E quando più si rinnova il dolore
rimpiango quella gioia che e' passata.
 
Ah, quei bei giorni chi può riportarmi
di quella beata stagione!
 
Ed e'  il desiderio che consuma in questi versi dolci di Fedor Tjutcev:
 
Il desiderio mi consuma ancora,
l'anima mia ancora a te si tende
e dalla fonda notte dei ricordi
mi viene incontro il tuo bel viso ancora.
Quel caro viso che non so scordare,
che vedo ovunque a me davanti, sempre,
irraggiungibile e immutato come
stella che in cielo nella notte appare.
 
... Ancora passione e desiderio di tenerezze in questi versi di D.H. Lawrence:
 
Vorrei lasciarmi andare sopra il fieno
con la mia testa sulle sue ginocchia,
disteso,abbandonato, mentre lei
quietamente respira su di me
e silenziosamente crescono le stelle.
 
Vorrei giacere, immobile
come se fossi morto, ma sentendo
che la sua mano furtiva accarezza
la mia testa, il mio viso ...
 
Amore segreto e nascosto vissuto negli attimi rubati , in questi versi di Emily Dickinson:
 
Per un istante d'estasi
Che prezzo d'angoscia  paghiamo
Nella stessa misura fremente
Di quell'istante d'estasi.
 
Per un'ora che fu la più cara
Quali aspri compensi per anni,
Che amari spiccioli contesi
E che scrigni colmi di lacrime.
 
...Ed in questi versi di A. Blok
 
Solo per pochi istanti ci si incontra
Noi fra le case in questi gialli giorni.
Tu con gli occhi di fiamma mi frastorni
E in un vicolo cieco ti nascondi.
 
E tu m'invadi
Col muto fuoco degli occhi
Di nascosto,
E cedo a te, silenziosa menzogna!
 
Forse l'inverno ci potrà gettare
Con le sue notti in un ballo infernale
Ed alla fine mi potrà annientare
Il tuo sguardo tagliente, tuo pugnale.
 
Ricordo e tormento di passioni perdute in questi versi di Kostantinos Kavafis:
 
Torna sovente a prendermi,
palpito amato, a me ritorna e prendimi,
se la memoria dei sensi si desta
e infiamma il sangue il desiderio antico,
e quando le labbra e la carne
ricordano, e le mani
e' come se ancora toccassero.
 
Torna sovente a prendermi , la notte
quando le labbra e la carne ricordano... 

Pensieri e raccolta di Giovanna Palo

 

Il giorno ideale


Verso di te

il cielo si stinge,

gocce d'azzurro

sulle vie assolate :

son forte abbastanza,

è il giorno ideale

per dirti " T'amo" .

Carlo Bramanti (2000)

Amare

Mi bruciano gli occhi:

stelle cadute,

voglio una carezza

un bacio dolce;

voglio amare

fino a sentire dolore

e spogliarmi

del mio scialle di solitudine,

nuda tra le braccia dell'amore

senza più paure.

Giovanna Palo (02/03)

Cuore

Come dita

di sapienti mani,

le note

di questa bellissima

musica

toccano il  mio cuore

spezzato,

rubato,

perduto...

E che ancora:

batte

batte

batte

Giovanna Palo (02/03)

ALLA MIA STELLA 

Nuvole in cielo,

coprono il tuo sorriso.

La rugiada,

bagna il tuo viso.

Dorati appaiono i tuoi capelli,

come spighe di grano mature.

Le tue labbra,

mi danno la sensazione

di petali delicati di rosa,

che vorrei sfiorare.

Ma tremo, al solo pensiero

di farti male sfiorandoti

con le mie labbra.

Dolce frutto della natura.

Franco Fornaro ( * 12/08/2002 * )

San Valentino del 1961 ! Un ricordo lontano

Quel S.Valentino famoso
Sotto quel salice frondoso
Il mio cuore per Te s'era fuso
Tutto questo ora è in disuso 
C'era un bel bosco
Con fiorita radura
Ora in quel posto
C'è solo bruttura
 
Dove i grilli frinivano
Al chiaror della luna
Una buca profonda
Con qualcosa che fuma
Estirpato quel salice
Con inciso il Tuo nome
Ora ci sono cose sudice
Che tracimano nel fiume
 
Dove sotto quel ponte
Il primo bacio scoccato
Sulla Tua bella fronte
Perché ero impacciato 
 
San Valentino dei miracoli
Illumina Tutti gl'innamorati
Rinsaldando quei vincoli
Che sembrano strappati 

Edo e le Storie Appese 1990 (da "lo scrigno dei sogni"1990/95)

SE ... AVESSE

Se l’abisso avesse il colore dei tuoi capelli
... affogherei.
Se la notte avesse stelle lucenti come i tuoi occhi
... camminerei.
Se il tuono avesse l’intensità del tuo cuore
... palpiterei.
Se il melo avesse frutti saporiti come i tuoi seni
.... mangerei.
Se il fiore avesse il profumo della tua pelle
... annuserei.
Se la boa avesse sicurezza come la tua mano
... lotterei.
Se la coperta avesse il calore del tuo corpo
... mi coprirei.
Se la vita avesse la dolcezza delle tue labbra
 ... vorrei vivere.
Se al mondo non ci fossi più Tu ... mi sentirei perso
ed allora preferirei morire.

(FF - 10/10/1980)

 

Tu 6

Tu 6 nei miei pensieri nutrimento vitale
Come rugiada sull'insalata primaverile
Mi doni la pace perché sei desiderabile
Di ricchezza sei intrisa, a me cumulabile

Per goderti da subito, io m'innamoro
Temo che l'età sfuggendo mi rubi il tesoro
Ritenendo che bellissimo sia, star con te
Felice che il mondo sappia che sono il Tuo Re

Mai sazio il pascermi di te con gli occhi
Agogno il Tuo sguardo di lampi rabeschi
Perseguendo delizie di vellutati muschi
Volo radente a deliziare i sensi Tuoi ricchi

Baciandoti ovunque con lascive carezze
Riscaldandoci con preziosi affetti
Cancellando i nostri giorni afflitti

Edo e Le storie Appese

 

.

 

Momento incantato 
Stringi le mie mani,
toccami,
asciuga le mie lacrime
dimmi qualcosa
che mi accarezzi il cuore;
credimi,
baciami,
balla con me
seguendo la mia musica.
Abbracciami forte,
ferma il tempo
e ferma il mondo,
ferma la vita
in questo momento incantato:
lontano dal dolore.
Regalami tre rose
e non te ne andare.

Giovanna Palo

AMARE
A volte mi domando
cos’é amare.
Amare é ...
lasciarsi toccare i capelli.
Amare é ...
toccarsi l’un l’altro con passione.
Amare é ...
vivere accanto senza un bacio.
Amare é ...
sopportare i miei stati d’animo.
Amare é ...
guardare il tuo corpo
alla luce di un cerino.
Amare é ...
rimanere senza parlare
per un paio d’ore.
Amare, Amare, Amare!
Non ci crederai ma ... ora so
cos’é ... amare !
Grazie a te!

(FF - 21/08/1981)

 

AMA
Lacrime di vetro
pianto di stella
carezze di vento
io ti vorrei accanto.
 
Come ho potuto
lasciarti andare .
Se potessi farlo
io ti verrei a cercare.
 
Che tu possa
essere felice
per sempre.
 
Che la vita
non sia più dolore
ma amore ed incanto
infinito per te !
 
Ama come puoi ,
come sai
e di più,
ama anche per me
che non posso amare.

Giovanna Palo

14 febbraio S. Valentino

Un 14 febbraio di tanti anni fa
S. Valentino ispirò un amore
Fra la mia Mamma ed il mio Papà
Ed io nacqui da quel fulgore

Allora come oggi, la pace non c'era
In atto era, una mondiale guerra
Che sconquassava tutta la terra
Inoculando odio nella progenie intera

Un S. Valentino di 5 lustri dopo
M'innamorai di Lei quasi per gioco
E San Valentino, ci mise un dito
Mi trovai sposato... come un fico.
La luna è ancora quella
C'è brillio di nuova stella
Che per tutti sia scintilla
Con un amore che sfavilla

Edo e le storie Appese

PRINCIPESSA

Come principessa
nel buio di una torre,
aspetto qualcuno
che venga a liberarmi.
Qualcuno che sia
roccia e sostegno
nei miei giorni,
mare e luce
nelle mie notti.
E che come
vento di tempesta
mi porti via per sempre
da questa prigione incantata.

Giovanna Palo

Elena ci ha mandato una bella storia. Fondamentalmente una storia d'amore, quindi quale sede migliore per ospitarla, della pagina dell'amore? 

    IL CIELO, LA FARFALLA…E LA PAURA DI VOLARE

C’era una volta...il cielo.

Era un’epoca di grandi tempeste; tuoni e fulmini lo attraversavano e spezzavano il suo blu sereno.

Una sera, senza fare troppo caso a quel che ormai da tempo squarciava le sue membra, fece un incontro inaspettato: una novella farfalla al suo primo volo si soffermò ad apprezzare le novità esteriori più immediate e superficiali che l’immenso le stava offrendo.

Si crogiolava degli aspetti più ovvi di quel cielo: della sua bellezza, della sensazione piacevole che esso provocava in lei, dell’emozione e la libertà che il blu rappresentava.

Fu un incontro magico.

Il cielo pensò di aver incontrato la più bella delle sue stelle.

La giovane farfalla, abbagliata, cominciò sempre più spesso e sempre più volentieri a fare piroette allegre e spensierate in quel campo di libertà. Si sentiva ormai grande, non più quel bruco in fase di sviluppo che per anni era vissuto e cresciuto per terra....no, ORA VOLEVA VOLARE!

E con un po' di superficialità si staccò dall’antica terra per unirsi, con molto più entusiasmo, spensieratezza e leggerezza d’animo, al meno impegnativo e più allegro amico cielo.

Insieme esplorarono spazi mai visti... già sovrastati in passato dal cielo, ma egli non li aveva mai scoperti così vivi, così intensi.

Passarono ore a raccontarsi a vicenda. Il non -più- bruco raccontava di sé, della sua antica patria terra che ormai snobbava, dei campi "a quadretti" in cui era vissuto per anni, non conoscendone altri, e di quanto fosse estasiato della felicità che provava invece in quel momento, inaspettata e inspiegabile.

E lo sconfinato cielo narrava delle bellissime e orribili cose che aveva visto da lassù, delle bufere che l’avevano scosso, ma anche del sereno che, fortunatamente, era capace di illuminarlo all’improvviso.

Fu amore.

Il cielo iniziò a pensare che quella sarebbe stata di sicuro l’unica, l’ultima galassia, la più centrale, la più luminosa. L’unica eterna che avrebbe abitato in lui.

La novella farfalla iniziò a scoprire che il cielo non era più solo piacevole da ammirare o sorvolare, ma che era vasto, profondo, più blu della leggerezza dell’azzurro. E questa nuova sensazione gli piacque un mondo.

Nel giro di pochissimo diventarono strettissimi, non potendo mai fare a meno di passare più tempo possibile insieme, trascurando tante altre cose: alcune galassie inevitabilmente persero luce e alcuni interessi del bruco -non- bruco persero d’interesse.

Ormai esistevano solo loro due e il loro piccolomagicomondo.

Addirittura il cielo si trasformò per qualche giorno nel cielo di Vienna e la farfalla nel suo abitante felice........

Ma dopo qualche luna, tanta felicità e grandi sogni insieme, il bruco -non- bruco si ritrovò all’improvviso nel mezzo di una scura bufera...che diventò la bufera che spezzò anche il cielo.

La neo farfalla sentiva paura, solitudine, impotenza. Era confusa: all’interno di uno spazio (cielo) che la estasiava sentiva con sgomento che però le mancava qualcosa, che quasi mai fino in fondo quel cielo, che ormai tanto amava, era riuscito a dargli quella sicurezza di cui aveva bisogno per trovare il coraggio di volare.

Sentiva di non essere mai riuscito ad abbracciarlo tutto, e questo lo spaventava.

Allora iniziò a chiedersi se il problema non fosse stato il precoce distacco dalla terra madre. E rinnegò il cielo.

La landa che un tempo era di un turchese felice divenne di colpo di un grigio confuso, incredulo, triste, e cominciò a chiedersi se i luoghi dell’anima visitati con il suo presunto amore fossero stati reali o solo una crudele bugia. Se il voltafaccia di quello che si era dimostrato, purtroppo, essere ancora il bruco legato alla terra, non fosse un motivo più che sufficiente per rifiutare che lui tornasse tra le sue nuvole e le sue brillanti stelle. E iniziò a dirsi che doveva aspettarselo, perché mai in realtà aveva provato la certezza che quella farfalla volesse stare con lui, spazioso spazio di libertà, per sempre, e che solo pensasse a lui, senza metterlo mai in discussione: ogni volta che la terra si era fatta sentire, con lamenti e richieste, il suo vecchio abitante era subito accorso, trafitto dai sensi di colpa e dal rimorso che tutto il male fosse a causa sua. E il cielo ogni volta si era chiesto come fosse possibile vivere momenti così profondamente veri e poi, in un attimo, venir messo in secondo piano... e magari accusato di aver provocato dolore alla terra facendo nevicare ghiaccio, in un un giorno in cui in realtà aveva fatto brillare il sole.

E si disse che doveva aspettarselo: il suo amore-bruco non si era in verità mai dimostrato pronto a distaccarsi dalla tranquillità terrena, incredulo di poter trovare in quel travolgente mare di blu, oltre alla già appurata felicità, anche una tale tranquillità.

E lo sapeva.....perché ogni volta che aveva chiesto al bruco-farfalla:

"Se un giorno io dovessi cadere, e tu non potessi più stare con me, torneresti sulla terra?"

questi gli aveva risposto: "Non lo so.....forse sì."

Erano piccole nubi che rattristavano il colore felice dell’infinito e che, ogni volta, schiacciavano un po’ delle sue gioie e speranze.

Quella tempesta, quindi, sapeva di rischiarla, ma era molto più ottimista e coraggioso della sua giovane amica, che si divideva tra i suoi desideri e sogni, e i dubbi e sensi di colpa.

Alla fine della storia: la farfalla fece un salto sulla terra; confermò il profondo legame e affetto che lo aveva legato a lei...ma si rese conto che assolutamente non era più quello il suo posto.

Le mancavano le luminosità del cielo, i suoi, pur se sconvolgenti, cambiamenti improvvisi tra sole e oscurità, il trasporto dei loro abbracci fatti di aria e fuoco.

Ma rimaneva comunque l’inspiegabile sensazione di paura che la tratteneva dal lasciarsi cadere nel vuoto... aveva il timore che l’aere azzurra non le avrebbe offerto una morbida e sicura nuvola su cui affondare atterrando. Si ricordava di quando si rifugiava nei tranquillizzanti cespugli, stando coi piedi per terra e avendo la sensazione della stabilità, ma non sapeva di poter unire questa sensazione alla gioia e all’immagine del cielo.

Poi però una sera si ritrovò a chiacchierare con lui, che, senza neanche pensarci e credendo ormai poco in un loro riavvicinamento, raccontò se stesso e il desiderio e la convinzione che risiedeva nel suo profondo: costruire per il suo futuro un cielo sereno, che avrebbe conquistato lottando, scacciando le tempeste, proteggendo con i fulmini i propri amori, essendo trasparenti e puri come l’aria nel trattare con loro.

Le parlò di tante cose, che lei aveva già sentito....ma non con quel tono... non con il cuore.

Capì che la tranquillità non sta solo nel rimanere coi piedi per terra, senza stimoli né sogni, ma che è ben presente anche in un rassicurante cielo immenso e immensamente sfaccettato.

E, sopra ogni altra cosa, che oltre alla tranquillità lei voleva la felicità.....e l’emozione di VOLARE.

 

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Ultimo aggiornamento al 07/02/03