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Spesso mettiamo da parte dei frammenti di carta strappati da un giornale, con una notizia o un articolo che ci interessa, che vogliamo conservare. Altre volte sono nostri pensieri scarabocchiati in fretta su un pezzo di carta, oppure frammenti di vita che teniamo nel cuore. Questa pagina servirà da raccoglitore per tutte queste cose.
Speriamo che non sia la solita aria fritta. No, la vera Ariafritta è solo quella dell'allegro e colorato - in tutti i sensi - sito di Silver.
La sensazione che provo tutte le volte che sono qui seduta nel mio banco, e il mio sguardo e la mia attenzione si distraggono dal rumore di un aereo che passa nel cielo, è stupenda.
Non un altra parola per descrivere quest'emozione.
O meglio, la felicità dentro di me, la tranquillità, lo stato di relax, il ricordo del mare.
E' un ricordo che mi passa veloce nella mente, dura quanto la velocità del rumore dell'aereo che passa nel cielo.
Nella mia mente in quell'attimo, si apre un ricordo, anche se non ben definito.
Sento che è lo stesso rumore che sento quando sono al mare, sulla spiaggia, e tanti aerei passano allegri nel cielo con manifesti pubblicitari di ogni tipo.
E' bello pensarci, perché anche se la felicità è rapida, è come se fossi lì, su quella spiaggia, come se si potesse accelerare il tempo e portarmi su quella precisa spiaggia.
La pace, l'estate, si apre davanti a me la scena col mare calmo, persone che ridono felici nell'acqua, il caldo, la musica... e quell'aereo che sa d'estate e che porta l'estate sulla spiaggia e illumina lo sguardo della gente, soprattutto il mio.
Tutto così velocemente si apre e con altrettanta rapidità si richiude,e in bocca, mi rimane lontano lontano il sapore del sale.
Ilaria
In questo pomeriggio soffocante d'agosto,in questa casa vuota e sola, mi sono messa a navigare in internet. Ma non è stato come le altre volte, non è stata una navigata qualsiasi. Ho digitato l'indirizzo di questo sito:www.scriveregiocando.it ed ho passato ore a rileggere i racconti e le poesie che ho scritto qualche anno fa, una vita fa... E' stata un'emozione bellissima, è stato come ritornare a casa. Ho letto le poesie ed i racconti che avevo scritto e che inviavo per essere inseriti su questo sito ed è stato come ritrovare me stessa.
E' stata una lettura piacevole è stato un viaggio nel passato, è stato un viaggio in quella che ero perché poi mi sono perduta nella vita. Mi sono innamorata, mi sono laureata ed ho sofferto da morire. Ho incontrato delle persone dure,difficili più infelici di me. Ho combattuto tante guerre, ed ogni volta sono morta un po'. Ho conosciuto tante persone indifferenti e superficiali, ho sofferto sono stata sconfitta, e piano piano mi accorgo solo adesso di avere perso quel grande dono che avevo: quello di trasformare in parole le emozioni, i sentimenti. Questo mondo ed in particolare le persone che ho incontrato in questi anni mi hanno cambiata... Come un fiore fa con la sua corolla, mi sono pian piano chiusa nel mio dolore ingiustizia dopo ingiustizia... E quando ho provato a riaprirmi ho ricevuto altri colpi al cuore,alla mia sensibilità ed alla mia emotività. Forse come dicono gli altri sono diventata una debole, una che non è in grado di stare tra la gente perché trasmette negatività. Forse... O forse il dolore ha talmente plasmato la mia sensibilità che mi accorgo a pelle della falsità,della stupidità,della cattiveria altrui e non c'e' partita.
Giovanna Palo
10 dicembre 2004 - Considerazioni sul Natale
Alla fine del mese di novembre, è iniziata la corsa sfrenata al regalo per il Natale. Tutti ai blocchi di partenza ed allineati in attesa dello sparo che dà il via alla corsa. Sembriamo tutti atleti pronti e scattanti che si perderanno nei meandri dei negozi, dei centri commerciali e dei supermercati. Fagocitati da un mostro che si chiama consumo.
Quest’anno si dovrà fare il conto con l’inflazione e con lo stipendio che non è sufficiente a farci trascorrere le feste natalizie come accadeva negli anni passati.
Sarebbe meglio riflettere e pensare a quanto del nostro tempo perdiamo nella ricerca di un regalo giusto per una certa persona, ammesso poi che il regalo venga gradito.
Ci sentiamo suggestionati dagli addobbi natalizi e dalle innumerevoli luci che ad intermittenza si accendono in moltissime strade di tutte le città del mondo cattolico. Ci sentiamo obbligati dalle offerte speciali di ogni tipo di prodotto che la tecnologia ci offre di acquistare.
Comprare quello, comprare questo: comprare, per stare meglio.
Ma poi è essenziale acquistare il televisore al plasma, il decoder digitale per la televisione via satellite, il telefonino più tecnologico del momento, il robot per la cucina, il vestito firmato all’ultima moda, le scarpe speciali, il cibo più ricercato, il vino pregiato e così per tutto quello che sembra utile e che passata la festa, diventa inutile.
In questo periodo, sembra che la malinconia non possa esserci e con gli oggetti che si acquistano, la teniamo lontana dalla nostra casa. Ma esiste, perché è dentro e vicino a noi. La malinconia a volte viene sopraffatta dalla tristezza che troviamo nelle cose e nelle persone che ci circondano.
Oltre alle difficoltà economiche, si deve combattere contro le difficoltà che nascono da comportamenti e da sentimenti che quotidianamente vengono vissuti e provati. E se qualcuno in questo periodo non avesse la voglia di far parte di questo oblio obbligato, cosa accadrebbe? Sarebbe un emarginato e definito un soggetto non affidabile.
Troppo superficiale il giudizio che viene dato, secondo me.
È vero che basterebbe guardarsi intorno per capire che la felicità è sempre dietro alla porta del cuore: solo noi stessi abbiamo la chiave per farla entrare. Tra novembre e dicembre si deve solo respirare aria di buonismo che rallegra il nostro umore e la nostra anima.
Ma purtroppo non è così che va nella vita quotidiana. Un giorno ci si sveglia con il sorriso sulle labbra e può accadere un qualcosa che fa trasformare il sorriso in lacrime od in tristezza. Però accade anche il contrario ed allora sorridi alla vita. Tutto è legato agli eventi ed ai fatti che accadono nel volgere di un istante. L’istante che ti cambia la vita in bene o in male.
Nella versione negativa, il giorno diventa notte, la luce è sostituita dal buio, il dolce diventa amaro e le lacrime prendono posto al sorriso. La visione della vita positiva è annullata da una negatività assoluta. Ma per gli altri bisogna continuare a sorridere, a spendere, a guardare lontano nel futuro.
Vorrei porre una domanda alle persone che ostentano la felicità in questo periodo.
Che cosa vi rende felici nel periodo di Natale?
Ognuno dirà qualcosa, farà riferimento ad una persona od indicherà un oggetto.
Felicità senza tristezza.
Allora perché si continua a morire per guerre senza senso? Perché si continua a lottare contro le malattie? Perché il dolore è sempre più parte della vita dell’uomo? La paura può alimentare il dolore?
Ci sono sempre delle risposte a delle domande ed anche per queste ce ne sono. A volte sembra che non si possono o non si vogliano trovare delle risposte.
Fissi gli occhi delle persone che ti circondano ed aspetti di trovare le risposte ai tuoi interrogativi. I pensieri fuggono lontano e si mescolano con i sogni proprio per "fuggire" da situazioni scomode.
Franco Fornaro
3
settembre 2004 - ATTIMI
A volte mi soffermo a pensare, ed i ricordi sbattono forte, forse non mi sono
mai guardata dentro, forse la frenesia di questa vita, la paura di non
assaporarla, il terrore più grande di non essere mai guardata da un mondo che
non ha occhi per osservare le cose belle.
Allora resto lì ferma ad aspettare... poi i ricordi sfumano ed arriva un soffio
di vento fresco, che avvolge il mio corpo e crea un sussulto al cuore... sì, un
soffio di vento, un presente nuovo, giocoso, forse anche pericoloso, ma
che fare?
La tentazione è così forte, il fuoco divampa dentro, impaziente di consumare
una notte di stelle per poi, inevitabilmente spegnersi agli occhi di una
nuova alba.
Ma poi un giorno sei arrivato tu, come in un soffio di vento, mi hai rapita in
uno spazio tra tempo e terra e i miei pensieri si erano già persi, nelle
fantasie più inverosimili... questa volta che fare... il cuore che lotta
disperatamente tra mente e anima, ti ritrovo lì, vorrei viverti senza bruciarti
in una notte, vorrei mille notti mille albe per noi, vorrei solo regalarti il
mio tempo, così che riempia di fantasie e di voli folli la tua vita, solo così
potrei dire di aver vissuto in un attimo e aver bruciato il soffio di vento.
Dolce Roberto, io non so nulla di te, di quello che sei, io so solo guardare il
cielo, so danzare in riva al mare con la nostalgia di un gabbiano sperduto... ma
quando apro le mie braccia il mio petto è un oceano d'amore di quiete: un
oasi in un mondo aspro.
Un campo di fiori dimenticati da un dio distratto.
Vorrei tanto che la curva della tua anima diventasse la stessa del mio sorriso
incantato a guardare gli occhi tuoi.
Emanuela Spaziani
L’attesa che inizi il concerto, è piacevole.
Come oggi, mai sono stato coinvolto emotivamente ed in modo così intenso.
Il cielo minaccia pioggia e la coreografia è quella giusta: il palco sembra un grosso animale immobile e dormiente con accanto piccole formichine che si affrettano a portare la strumentazione mancante ed il resto degli attrezzi che vengono utilizzati durante un concerto di musica.
Teli neri coprono le parti più delicate e sofisticate dei musicisti. Piccoli lampi improvvisi di luce, nascono quasi spontaneamente dalle impalcature metalliche e la gente che è presente nello stadio e sotto al palco si agita, grida, batte le mani in segno di piccola felicità esplosa improvvisa.
Seguono fischi che identificano la delusione nel non vedere nessuno dei propri beniamini apparire sul palco. Le gradinate azzurre dello stadio, rimasto a disposizione del pubblico ritardatario, si vanno a riempire man mano che passano i minuti.
Ora il colore azzurro degli spalti è stato sostituito da colori multipli, come piccoli arcobaleni apparsi improvvisi sotto un cielo nero. I fans del cantante sono sempre più agitati in vista dell’inizio del concerto.
Manca ancora più di un’ora, ma il pubblico è molto caldo e sta creando la giusta atmosfera. Non mancano le "ola" che vengono ripetute di seguito. Vedo l’inizio davanti a me e seguo con lo sguardo questo magnifico alternarsi di persone che si alzano e si abbassano come se fosse un’onda che si sta propagando. L’arrivo dell’onda è anticipato da un tremolio diffuso in tutta la struttura dello stadio e si avverte sempre di più, fino a che ti senti preso da questa anomalia e trascinato lontano…
Lontano con il pensiero ma presente fisicamente. Non mi sento un numero in questo stadio, mi sento vivo e credo che non sono l’unico. Piano, scende la pioggia improvvisa e le persone che non hanno riparo cominciano ad agitarsi, urlano, fischiano e lo stadio cambia aspetto. Mi sento che non durerà molto la pioggia. Cambia la temperatura e sento un brivido dietro alla schiena.
È il frutto dell’emozione nell’assistere al concerto o dipende dall’abbassamento repentino della temperatura a causa della pioggia? Non saprò mai la causa, ma la mia ansia aumenta sempre più. Mi guardo intorno e vedo altri che cercano di coprirsi come sto facendo io. Mi arrivano sul viso piccole gocce di pioggia portata dal vento teso. Guardo in alto ed il cielo è sempre più nero. La pioggia aumenta e costringe la gente assiepata ai piedi del palco a fuggire cercando riparo.
Sembra impossibile, ma a quel punto lo stadio diventa una bolgia infernale. Fischi e cori contro chi scappa in cerca di un riparo. Pensano bene quelli che stanno seduti ed al riparo dalla pioggia, ma se si fossero trovati in mezzo a prendere la pioggia non avrebbero cercato riparo?
Domanda a cui non c’è risposta. Tutti troppo distratti a beccare chi non ha avuto fortuna, per ora. Il tempo passa lentamente e tutto il palco viene coperto con teli di plastica e si spengono anche le luci. Tutto tace in un silenzio irreale. Rotto da altre onde anomale, nate quasi per rabbia, e da cori contro la pioggia.
Sembra che la mia intuizione sia stata sbagliata: la pioggia cade copiosa e per molto tempo. Ma se piove, il concerto verrà fatto lo stesso? Mi domando e non oso trovare una risposta. Prego in silenzio ed imploro che la pioggia finisca. La preoccupazione è tanta e la fiducia non prende ancora il sopravvento.
Vedo sul terreno le gocce di pioggia che cadono e diminuire nell’intensità, fino a smettere. Tiro un sospiro di sollievo e passa ancora qualche minuto prima di poter dire che ha smesso di piovere. Il cielo sembra meno scuro, ma le nuvole ci sono sempre e sembrano di conseguenza meno minacciose.
Lentamente il palco si rianima di formichine ed i teli plastificati vengono rimossi. Viene asciugato il palco per evitare scivoloni non voluti. Si agitano tutti: sul palco, sotto il palco e sugli spalti dello stadio. Lentamente si riaccende l’ansia che ci separa tutti dall’inizio del concerto. Tuoni lontani arrivano alle nostre orecchie, ma il rumore è coperto dai cori e dai canti che nascono da migliaia di gole e dalle teste e dalle braccia ondeggianti.
Manca poco ormai all’ora fissata. Le luci vengono provate sul palco e gli spalti s’illuminano con i fari direzionali. Ormai le teste sono molte e piccole per chi guarda da lontano. Uno spettacolo di pubblico memorabile, con striscioni che incitano all’amore per il cantante, a slogan a favore di una cosa o contro qualcuno.
Gli animi delle persone vengono a confronto ma si pensa solo a godere lo spettacolo che presto inizierà, storditi solo dalle note e dai colori di scena. Ecco che il cielo si è fatto più nero del solito, annunciando la sera. Si farà! Il concerto si farà! Non piove più.
Piccole gocce improvvise appaiono e scompare nuovamente l’allegria dell’attesa. Gelo improvviso assale tutto lo stadio ed è tutto un subbuglio. Si spera ancora.
È stato un giallo, ma ecco che smette nuovamente e l’allegria ritorna. Si spengono le luci ed un boato che fa venire la pelle d’oca anticipa l’ingresso sul palco dei musicisti e del cantante. Buio ed il clamore viene sopraffatto dalle prime note di una canzone e dalla voce che tuona delle parole di saluto: ciao bestie!
L’animale si è animato all’improvviso e comincia a camminare dando rapidi colpi di coda. È vero: siamo tutte bestie assetate di musica e di voglia di vivere, come poche al mondo. Mi sento anche io una bestia e ne sono compiaciuto, rispetto alle bestie che non rispettano una vita, rispetto a quelle che uccidono senza motivo o nel nome di una libertà fatta solo a parole, rispetto a quelle che fanno le guerre od a quelle che fanno morire di fame altre persone che non hanno colpe.
Le note continuano e le parole non contano più nulla, mi sento di essere stordito dalla musica e penso che non sono solo ma con altre ottantamila anime che la pensano come me. Giochi di luci e note che si confondono con le parole gridate e cantate dagli ottantamila. Un solo coro gigantesco che mette paura chi ascolta fuori dallo stadio.
La voce non è molta e la sto perdendo mentre canto. È solo amore e godimento, stordimento degli animi e dei pensieri. Una forza che trascina verso mete lontane e non fa male a nessuno. Messaggi confusi in gole tese a gridare le stesse parole e nello stesso momento: l’onda ci prende e ci fa cavalcare per un tempo che sembra infinito. L’onda ci sconvolge, ci sorprende e ci fa scivolare in basso per risalire immediatamente in alto a cavalcare questa onda anomala.
Sentirsi parte di un’onda che possa lasciare una scia che non è distruttiva.
Un giorno ho vissuto tutto questo ed è stato per una notte, breve, illuminata da ottantamila accendini sulle note e le parole di una canzone che ci dà la speranza, la fiducia e la voglia di vedere un’alba diversa dalle solite: Albachiara!
Grazie Vasco.
Franco Fornaro
28
maggio 2004 - Emanuela ha scoperto per caso Scriveregiocando, e
trova che sia utile, piacevole e costruttivo, poter conoscere gli altri
attraverso la scrittura. Non è da molto che si è avvicinata alla scrittura e si
definisce un’impacciata dilettante. Ci ha mandato:
aria
leggera
entra, esce, sostiene, accompagna
porta con sé le voci
porta con sé i sospiri di molto lontano
accompagna una nuvola densa
calda, sicura, che si accosta alla mia spalla sinistra
sta lì, paziente, sicura
mi avvolge discreta
decisa a restarmi accanto
la sento,
un
calore mi riempie lo stomaco avvolgendomi fino alla testa
rimane per lungo tempo
silenziosa
condivide le mie riflessioni
il mio dialogo interiore
le mie richieste
i miei dolori
non dice, non chiede
condivide
sento il suo sostegno fraterno
è lì per me
ferma
serena
tranquilla
cancella il mio senso di solitudine
segue i ritmi del mio spirito
e gradualmente si sospende nell'aria
nell’aria
leggera
si fa più rarefatta
leggera ma resta lì, nella stanza
è attorno a me
è sopra ma rimane
il mio spirito si distrae
si rivolge lontano dalla mia coscienza
e l'aria, leggera, si disperde.
Ancora una volta
Baci, baci, baci
‘L’atto di accostare e premere le labbra generalmente sulle guance, sulla bocca, sulla fronte di una persona, o su una cosa, per manifestare affetto, stima, venerazione’: così recita il Dizionario Linguistico alla voce "bacio". Per il poeta il bacio è l’apostrofo rosa tra le parole Ti Amo, per il bambino spesso significa possesso, per la madre, protezione, per gli amanti è il fiammifero che scatena il fuoco della passione: per ognuno di noi può intendersi qualcosa di diverso a seconda dei momenti, delle persone a cui ci rivolgiamo, del luogo e del tempo in cui ci muoviamo.
BACI / 1
Era la vigilia di Natale del 1975, l’anno in cui assolvevo gli obblighi del servizio militare ed in quel periodo ero in licenza per le feste. Non so bene come fu, probabilmente solo mancanza di idee o più semplicemente uno di quei momenti in cui anche gli amici più affiatati sembrano defilarsi, incerti a scrutare un futuro che si staglia ancora vacuo all'orizzonte. Fatto sta che ci ritrovammo ad organizzare qualcosa da soli Franco, Pino ed io: gli altri del gruppo chissà cosa avevano in mente di fare. Fino al 24 mattina non avevamo pensato a un bel niente, e perciò decidemmo blandamente di passare la serata a casa di Pino: solo quando arrivai lì vi trovai anche Caterina e Fedora. Mangiammo qualcosa veloce, poi passammo in salotto ad ascoltare un po’ di musica. Io mi sentivo giù, forse depresso dalla fatalità dei miei anni, da quell’aria di festa ‘obbligata’, o dal fatto che mi mancavano ancora tre mesi di naia e che il mattino dopo sarei dovuto rientrare in caserma: loro sarebbero usciti per l’ultimo dell’anno, la compagnia al completo, io sarei stato di guardia (terzo turno carraia, probabile.) A quell’età, fare il bel depresso tenebroso era la mia specialità: mi isolavo, apparentemente distaccato, col mio faccino glabro immusonito, finché una qualche lei non mi si avvicinava: "Cossa ghe xe?" Ed io, cupo e assente: "Gninte…" E se la bella insisteva, dolce e protettiva, ribattevo un: "Ma gninte… ‘assa perder…" vago e malinconico come un nebbioso meriggio invernale. La mossa fatale era poi quella di lasciare la stanza con un sospiro.
E così andò quella sera.
Me ne stavo solo e al buio, la fronte appoggiata al vetro di una finestra in cucina: dal salotto mi giungevano la musica e le voci degli altri. Mi sentivo triste e vuoto e sperduto come solo un ventenne romantico e insicuro – per giunta zitello, non si usava ancora dire ‘single’ – poteva sentirsi a metà anni ’70. All’improvviso percepii un passo leggero alle mie spalle, poi una mano docilmente delicata posarsi sui miei capelli; voltandomi incrociai gli occhioni di Caterina puntati su di me. Sforzai un sorriso sofferente e la sfiorai nel tentativo di passarle accanto: lei mi bloccò una mano, obbligandomi a sedere. Poi, con calma, mi invitò a parlare. "Mah!", iniziai di mala voglia, "forse è un periodo così… strano, direi… Questo militare, e già il pensiero di trovare un lavoro, chissà, la fine di quest’età piena di alibi…" E proseguii con una tiritera che avrebbe stroncato un frate cappuccino, una storia al cui confronto ‘I dolori del giovane Werther’ sarebbe potuto apparire un’allegra commediola. Alla fine mi appoggiai allo schienale della sedia; Caterina era in piedi dietro di me, con le mani sulle mie spalle. Rimanemmo alcuni istanti in silenzio, poi avvertii il suo palmo sulle guance, scendere verso il mento e sollevarmi il viso; quindi lei, chinando il busto e torcendosi leggermente, appoggiò un bacio sul mio stupore. Sentii le sue fresche, morbide labbra di ragazzina sulle mie, quindi iniziammo una timida esplorazione, quasi a chiedere permesso, per trovare poi il coraggio di continuare…
A quel bacio ne seguirono molti altri, in questi trent’anni passati assieme a mia moglie: baci dolci e appassionati, baci frettolosi o abitudinari, mattutini di commiato, serali al mio rientro, ardenti o gelidi, baci, baci, baci… Ma quello fu il primo bacio tra noi, e ne conservo ancora un ricordo vivissimo.
Bob
Lettera all'amata
Quanto è scritto di seguito è il frutto della mia fantasia ed anche se sembra reale, non lo è.
La considero una lettera d’amore scritta per una donna immaginaria.
Franco Fornaro
(23/10/2003)
Mia dolcezza,
se potessi tornare indietro con una macchina del tempo, lo farei sicuramente per dimostrare a te tutto il bene che voglio e per impedire di vivere la vita distanti uno dall’altro.
Vorrei modificare il passato e vivere un presente diverso, sognando un futuro da passare sempre insieme a te. Poche volte mi sono sentito felice, e quando è accaduto ero accanto a te.
Queste sarebbero le migliori parole per definire il mio amore nei tuoi confronti, ma credo che ne saresti sorpresa ed allo stesso tempo sbigottita. In fondo, l’hai sempre intuito, ma non hai voluto credere solo per paura. Una paura che prende allo stomaco per tutte le convenzioni con cui si è costretti a convivere, lasciando sempre esclusi i sentimenti.
Con il mio modo di fare, ho sempre cercato di mascherare il sentimento provato e l’ho fatto per non creare imbarazzo ai tuoi pensieri e sentimenti. Posso affermare che ho sempre sbagliato. Se avessi pronunciato una sola parola, chiara, come è sempre stato il sentimento nei tuoi confronti, ora potrei fare un bilancio della nostra vita.
Ma non sono in grado di farlo, per ora, in base ad una supposizione. Posso immaginare, o sognare, o volare, con uno strumento chiamato mente. Posso sentire una specie di stretta al cuore, ogni volta che pronuncio mentalmente il tuo nome o penso a te.
Non posso averti a me vicino. La sofferenza non è stata mai definita per entrambi. Stabilire chi ha sofferto maggiormente, distanti dagli avvenimenti ed in base al tempo passato, risulta ancora più difficile anche rispetto alle scelte fatte. Anche in questo la paura di vivere ci ha preso ed ha falsato le nostre emozioni.
A modo nostro, forse, abbiamo sofferto e ci siamo privati di una felicità che ha reso le nostre azioni future più sterili di quello che appaiono. Cosa ci è mancato? Forse il coraggio e la convinzione. Dovremmo definire quanto si possano definire giuste le azioni per vivere un sentimento speciale come l’amore, o la sofferenza conseguente alle convenzioni ed all’evidente impossibilità di soddisfare il desiderio.
Convenzionalmente l’amore è stato sempre definito come sentimento naturale ed appagante. Noi, piccole parti di un mondo che ci ha strangolato con le convenzioni nel momento in cui volevamo dire la nostra in merito all’amore, abbiamo volontariamente rinunciato alla vita. Non potevamo sapere che, di noi, sarebbe rimasto solo una moltitudine di ricordi e di pensieri che avrebbero accompagnato il lento scorrere del tempo.
Devo ammettere che ho sempre desiderato stringerti tra le mie braccia, ho sempre desiderato baciare le tue labbra per sentirne il sapore, ho seguito le tue forme tutte le volte che ti guardavo ed ho sempre preferito il contatto con la tua pelle al posto delle parole. Ho fatto fatica a sembrare normale e distaccato in molte occasioni. Ti ho favorito nella scelta e nel non dare una risposta, facilitato nel proseguire una vita felice anche senza di me. Come fantasmi, i ricordi di te ed i desideri mi rendono le notti insonni ed agitate.
Come appare ora la nostra vita? Possibile rispondere per me, impossibile per te. Non ci sono parole che definiscono la mia solitudine e l’infelicità. Il distacco da te è stato un momento indesiderato, ma verosimilmente accettato come per un verdetto inappellabile. La voce è venuta a mancare per la troppa rabbia che avevo in me. Non era l’emozione del momento, come hai potuto immaginare tu. Non ho voluto infierire contro di te, preferendo il momentaneo silenzio. È stato un atto vigliacco, lo riconosco. Fatto inconsciamente, ma da mettere in relazione all’amore che provavo nei tuoi confronti.
Anche ora, è stato l’amore che mi ha spinto e guidato nel tenere questo atteggiamento. Molto spesso, nella mia solitudine, mi sono sentito uno sconfitto o meglio ancora un debole. Per te cosa è stato? Perché mi hai lasciato andare voltando la testa da una parte? Non volevi farmi sapere che i tuoi occhi stavano piangendo lacrime amare? Come ti sei sentita quando la strada che mi costringevi ad imboccare, non sarebbe stata più come la tua?
Piccole domande che ancora oggi mi pongo ed alle quali non ho dato ancora risposta. Ho bisogno che qualcuno risponda e sai che solo tu puoi farlo. Il tempo è passato ed io ho sempre sostenuto dentro la mia anima che quanto è accaduto è solo un momento di riflessione, perché di fronte a noi c’è l’eternità. Questo momento di distacco, tra di noi, è come racchiuso tra due parentesi lungo un percorso che sembra fatto per noi.
Nell’amore c’è bisogno di passione e riconosco di non essere stato all’altezza, ma ora vivo con un fuoco continuo se penso a te. Mi sprona anche la speranza di non lasciare cadere nel vuoto un sentimento che appare sincero. Facile, da parte tua, che ci possa essere stato il distacco dovuto. Credo indipendente dalla tua volontà. Non può essere stato un inganno, perché sei stata sempre vera e sincera.
In alcune situazioni, le donne sembrano più caute e riflessive ed anche sui sentimenti operano in modo minuzioso per capire quanto sta accadendo. Analizzano, provano e ricercano. Spesso, a riguardo, s’incorre nella definizione assurda, di "essere responsabili", pur provando una piacevole attrazione verso un uomo. Ma se saltano certe convenzioni, legate anche alla morale, allora non rimane altro che definirsi "donne dal comportamento irresponsabile".
E’ sempre un comportamento che porta sulla strada della felicità personale oppure verso l’opposto che viene vissuto nella compostezza e nel dolore intimo. Nell’uomo, la guida alla scelta è l’istinto ed il bisogno di una unione e si tralascia molto spesso il lato emotivo. Solo per brevi attimi, l’uomo si comporta in modo razionale e riflessivo e quando accade si scatena in scene penose per ricreare l’attenzione persa di una donna.
Bisogna che tu rinunci? In nome di cosa? Pensaci, mia cara, perché non ti posso giudicare ma ti ho compreso. Oggi, non pensare a quanto male hai potuto fare ad altri, se hai preso una decisione sulla tua vita. Se questa decisone era collegata ad altre vite, hai fatto in modo che non fosse influenzata e che sia stata in piena serenità. Comunque dovevi arrivare ad una scelta.
Essere felice con chi ti dichiara apertamente il suo amore, od essere infelici rispettando una convenzione in cui non prevale l’amore. La decisione non poteva essere solo tua, ricordalo, perché anche io faccio parte del tuo mondo e tu del mio. Sei stata lasciata libera di decidere ma senza pensare alle conseguenze.
Sembra una catena, in cui noi siamo due anelli contigui che da un momento all’altro si possono aprire e rendono la stessa insicura. Già una volta si è spezzata la catena e ci siamo trovati come "anelli" singoli e staccati. Si pensa che facendo un piccolo gesto, nei confronti dell’altro, si possano riprendere delle situazioni critiche che stanno sfuggendo al nostro controllo. Se si è deciso di allontanare la fonte dei pensieri d’amore, non ci sono possibilità. Proprio come hai fatto tu.
Ho sempre avuto l’impressione che non fossero gradite le mie attenzioni. Distacco indolore, lo chiamerei per te, ma fonte d’immensa insoddisfazione per me. Di contro, ora, vorresti chiedere delle garanzie, vero? Le garanzie non sono degli oggetti reali che possono essere toccati.
Il sentimento dell’amore è nel suo genere irrazionale, anche se non lascia scampo per quanto è perfetto. Lasciarsi prendere dall’irrazionalità non la ritengo una debolezza, ma ho sempre percepito il contrario per te. Le garanzie, sono quanto possiamo fare e dare per costruire onestamente l’amore e mantenerlo vivo tra due persone che si amano.
Anche se ho sbagliato in precedenza, non è detto che possa continuare a sbagliare. Dammi un’altra possibilità ed ascolta nuovamente il mio cuore battere per te. Sono consapevole che non è facile, dopo quanto accaduto. Anche vivere la vita in questo modo, lontano da te, non lo è stato ed in futuro non sarà facile.
Hai chiuso gli occhi e sei sparita dalla mia vita, rimanendo sempre nella mia anima e penso di incontrarti ancora, forse nella vita seguente che ci spetta come un diritto esclusivo. Sarebbe un insulto all’amore se dovesse finire ogni cosa così, con la morte. Un giorno mi hai detto di aspettare il tuo ritorno e lo sto facendo in ogni momento della mia giornata, ma sempre rivolto verso un punto che porta all’eternità.
Con amore ed a modo mio, per sempre.
Un'isola mai vista
Un'isola mai vista, quella devi cercare. Desolazione e senso d'irrealtà sono i tuoi compagni d'avventura. Nel film della tua vita stai recitando una parte per cui non avevi firmato il contratto. Ti senti violentata e derubata di tutto quello che avevi; forzata a cambiare rotta nella tua navigazione. Dopo tanto tempo e tante energie impiegate per arrivare lì, scopri che la tua destinazione è un'altra: una che non avevi mai immaginato.
Rabbia e incredulità ti accompagnano nello sbandamento e cadi, cadi, cadi... e bevi quell'acqua schifosa, putrida, puzzolente e annaspi e stai per annegare e anneghi, cadi sempre più giù, il buio totale ti sommerge, niente, non vedi niente, il buio fa paura, il silenzio ti annienta, non c'è niente quaggiù, niente, niente, NIENTE!
Non c'è niente quaggiù...
non c'è niente quaggiù...
non ce la faccio più, non riesco a tornare su, non riesco, mi lascerò andare, lascerò che la corrente mi porti via e che quest'acqua mi riempia i polmoni e il cuore e l'anima e...
cos'è quel rumore che mi rimbomba nelle orecchie, ho paura, chi c'è qui?
Chi c'è qui? Non respiro, non posso più respirare... e quel rumore, quel rumore, cos'è?
Un filo di luce, come un lampo, per un attimo ho visto il cielo, era azzurro, sono sicura era azzurro...
Chissà forse c'è anche il sole...
Qui non arriva niente e ormai i polmoni sono pieni di acqua puzzolente, ormai non c'è più niente da fare e poi l'isola è troppo lontana, non ce la farei mai... mai...
Se smettesse un secondo, questo rumore che ho nelle orecchie, se smettesse potrei sentire se c'è qualcuno.
Un altro lampo di luce, il cielo di nuovo e... sono sicura stavolta c'era anche il sole, sono sicura.
Se mi aggrappo a questo bastone forse mi tiro un po' su, forse... Se davvero c'è il sole lo voglio vedere, voglio sentire se riesce ancora a scaldarmi le spalle, se i bambini giocano ancora nel parco, voglio vedere se le rondini sono tornate...
Un attimo solo, darò un'occhiata e poi mi lascerò andare di nuovo. La forza non l'ho più, lo so, solo un attimo posso respirare. Un attimo basta. Basterà.
Poi lascerò di nuovo che mi sommerga l'acqua e l'oblio. Annegherò in questo mare desolato, dove la mia isola, quella del mio film originario, non c'è più.
Un attimo a respirare il sole, il calore che entra e quel rumore che si placa. Un'altra isola all'orizzonte, sconosciuta e mai desiderata, abitata da molte persone.
Quel rumore non è più così forte, adesso che sono fuori dall'acqua lo sento meglio, capisco tutto... quel rumore è sempre con me: è il mio cuore che batte e cerca una nuova isola in cui poter vivere.
Morena Fanti
La prima cosa sono le emozioni: l'onda lunga dei sentimenti che allagano la mia anima. All'inizio solo questo: mille cose che spingevano per uscire da me. Poi la fantasia: quella che non avevo mai saputo di avere, quella che vivevo nei libri e nelle favole, credendo fosse solo patrimonio di alcuni. La prima cosa è l'emozione, la seconda la fantasia, la terza è il sogno.
Il sogno di mescolare emozione e fantasia e dare vita a una cosa che non esiste. Vite sconosciute, alternate a facce note, sentimenti forti e caratteri deboli, ma sempre energia e amore. La prima cosa è l'emozione, la seconda la fantasia, la terza il sogno e la quarta la libertà. La libertà è emozionante, potere esclusivo e ossessivo. Decidere e programmare i personaggi, farli agire secondo schemi o ribaltarli completamente. Il deus ex machina dell'intera faccenda. Una sensazione di forza e piacere, misto a dedizione e coraggio. La prima cosa è l'emozione, la seconda la fantasia, la terza il sogno, la quarta la libertà e la quinta è la Vita.
La quinta è la Vita, che mi fa muovere e desiderare, quella molla che mi fa pensare e ideare situazioni mai vissute e aggirare quelle ben note, sognare cose irrealizzabili, liberare i mostri che sono dentro ognuno di noi.
La Vita che, comunque, riassume tutte le altre cose. Una parola sola per una vita intera.
Morena Fanti
Ci sono giorni come questo, pieni di tristezza e di dolore. Giorni in cui le lacrime seguono una strada tutta loro senza fermarsi mai. Chissà se scrivendo mi sentirò meglio. Non lo so. So solo che ci sono giorni in cui i ricordi hanno il sopravvento su tutto. E tutto diventa più' difficile. Non si può' tornare indietro, pero' e' come se il tempo non fosse mai passato, e le scene e i frammenti di momenti felici vissuti non mi danno pace ne' tregua. Anche se si va avanti alla meno peggio, ci sono momenti come questo, in cui mi ritorna in mente il profumo di quell'ottobre vissuto con te. E ne sento ancora il sapore sulle labbra. Mi ricordo quei sabato pomeriggio pieni di sole e di carezze, quando il mondo girava solo intorno a noi ed alla nostra piccola vita. E sto malissimo e mi si spacca il cuore. Mi dispiace che tutto passa. Ma non so che fare per riprendermi quello che ho perso. So solo che per stare con te avrei fatto di tutto e invece, sto qui a piangere ed a ricordare e a chiedermi perché fa così male amare. E ora sta arrivando ottobre senza di te.
Giovanna Palo
La
notte
La notte si avventa sulla città sugli sguardi della gente, inevitabile il buio
penetra nel cuore come la spina di una rosa traditrice.
Convinti da sempre che sia l'oscurità a far paura, ci lasciamo divorare dai
pensieri...sdraiati come dei Re su un guanciale di seta recitando tutta una
parte.
Viviamo il giorno come protagonisti grandi eroi benefattori.
Ma poi d'improvviso subentra qualcosa che non possiamo controllare. Allora ecco
gli sguardi, trasformarsi in candele consumate dalla fiamma...
Allora ci rimbocchiamo le coperte ci rassicuriamo con uno spiraglio di luce
artificiale, convinti che basti per allontanare i fantasmi.
Ipocriti ignoranti, i fantasmi non bussano entrando dalla porta!
Allora ci lasciamo trasportare dal sonno ciechi ... inconsapevoli che quel
lenzuolo col quale ci scaldiamo non è altro che il nostro fantasma... così ci
convinciamo di sognare... ma entriamo in un vortice di incubi... l'altra
faccia di noi si esprime nella notte.
Non è il buio a far paura ma noi che abbiamo paura di noi stessi.
La notte si trasforma in regista.
La vita è il film drammatico al quale non possiamo dire stop scena
seconda...
Emanuela Spaziani
Qualcuno parla ma io non ascolto nulla. La notte sta scendendo lentamente. Nella mia mente sono sempre con te ad ogni passo, ad ogni respiro, ad ogni battito di ciglia, ad ogni pietra della strada calpestata, ad ogni parola detta. Non so che cosa mi hai fatto, ma io da un anno vivo così, e non so tornare indietro. Non so più nulla ma sento che abbracciarti sarebbe bellissimo, perché tutto quello che faccio e che dico non ricompensa quello che ho perso. E vorrei che tu fossi già qui sulla mia pelle stretto a me sulle mie labbra. In questi giardini quasi belli mi siedo sull'altalena rossa anche se non mi sento più bambina da tempo, e guardo le mie mani e me all'ombra della luna sull'erba: guardo le mie mani vuote senza le tue, e guardo me senza di te. Mi viene una grande voglia di urlare, e non so come ne' perché non lo faccio, e mi avvio verso casa lungo queste strade vuote .
Giovanna Palo
Sono le 16.39 e sono in ufficio.
E strano, ma a volte questo posto è in grado di essere "magico". Non
c'è quasi più nessuno, sono scappati tutti: quelli che sono qui in trasferta
che se ne vanno con il loro trolley che vibra mentre camminano lungo il
corridoio, quelli che stanno per andare a vedere Vasco, quelli che devono fare
compere "altrimenti domani trovo casino!", quelli che hanno il figlio
che esce dall'asilo.
Il venerdì d'estate è strano in ufficio, non è un giorno come un altro. E
mentre vedo tutti passare davanti alla mia porta penso che tutto sommato è
meglio rimanere ancora qualche minuto qui in ufficio. Perché adesso è calmo.
Tranquillo. L'unico rumore che sento è quello di Elisa che picchietta con le
dita sulla tastiera del PC. Mi chiedo se come me sta
mandando una mail a qualcuno di lontano (o che è lontano pur essendo vicino
fisicamente) oppure se sta lavorando sul serio. Ma forse non ha nemmeno
importanza.
Penso che a volte un posto di lavoro può diventare un vero e proprio rifugio
mentre altri luoghi possono essere delle vere e proprie "trappole".
Avete presente quando frequentate un posto per tanto tempo, poi magari litigate
con qualcuno oppure in quel posto qualcuno vi delude...allora non hai più
voglia di tornarci anzi ti chiedi come hai fatto a frequentarlo per così tanto
tempo. Oggi, con questa calma inverosimile, l'ufficio è diventato un po' il mio
rifugio.
Sono quei dieci minuti in cui riprendi i contatti col mondo, mandi quelle mail
che erano in ferme in attesa di essere finite, pensi a chi puoi telefonare per
uscire la sera, pensi a chi non chiami da tanto o a che ti ha chiamato ma senza
che tu rispondessi. Ed è così perché è venerdì e c'è calma altrimenti,
questo sarebbe l'ultimo posto dove stare. In fondo è tutto davvero relativo:
dipende in quale angolo sei...da dove guardi...perché basta girarsi, cambiare
angolazione e tutto cambia.
Buon venerdì d'estate...
Stefania
Immagino che questi giorni sembreranno non passare mai, senza niente da fare e senza niente da dire. Le parole non sempre servono, ho sempre scritto tanto e parlato poco, ma neanche scrivere serve adesso. Mi basterebbe solo averti qui con me, ho bisogno di tante cose che mi puoi dare solo tu: ho bisogno delle tue braccia per amare, ho bisogno dei tuoi occhi per vedere, ho bisogno del tuo petto per riposare, ho bisogno dei tuoi sogni per sognare...Ora mi accontento di pochi attimi rubati alla vita per stare con te: ma c'e' stato un giorno in cui noi abbiamo combattuto il tempo e le ore della notte e abbiamo vissuto senza tempo in un sogno bellissimo.
Mi sento così strana...sono stanca di tutto ...dolcemente mi parli da lontano, ma io sono lontana... immagino le tue parole trasformarsi in tenere carezze, e la tua bocca chiusa sulla mia: ti immagino qui con me e mi sento impazzire dal dolore di non poterti avere. Come si fa a dare un po' di pace al cuore ...a cosa serve amare se non si può amare. Mi chiudo nel mio silenzio incomprensibile e conto tutto quello che vorrei fare per te. Mi manchi da morire e io senza i tuoi occhi non vedo più. Senza poterti svegliare non mi sveglio più dal mio torpore, senza poterti far capire il mio amore non vivo più. Che vita senza senso e senza calore, per un attimo ho pensato di essere libera e felice come non mi era mai capitato, e poi...sono ritornata qui sempre qui ... e io mi sento come se mi avessero strappato il cuore. Non si può più sognare la felicità dopo averla vissuta attimo per attimo, non si può, nessun sogno le si potrebbe avvicinare. E mi sveglio in un'altra mattina di rabbia e di cose inutili da fare...
Giovanna Palo
Lo
so. Il tempo finirà per scolorire i nostri sogni. Si metterà a giocare con i
nostri ricordi facendone brandelli. Renderà i nostri passi insicuri e perplessi
e avvizzirà la nostra pelle come una scorza d’arancio dimenticata nel
cassetto.
Ma
io non ho paura. Non ne avrò mai. Fino a quando potrò avere un posto accanto a
te.
E’
notte fonda. Una lontanissima campana rintocca le tre. Ma forse il primo tocco
è rimasto soffocato da questo cuscino. Stavo dormendo. Stavo sognando. Stavo
affogando dentro a un sogno. Una paura fissa, immobile, che prendeva sempre più
spazio dentro alla mente. Difficile dire di cosa si trattasse. Da un po’ di
tempo mi abita dentro come un parassita.
Poi,
ti rigiri nel sonno, i tuoi odori più intimi mi abbracciano caldi.
Un
fremito sulla pelle del cuore mi ricorda quanto tu sappia di casa, di emozioni
bambine, di vita piena di vita.
Il
tuo respiro, a poco a poco, si fa profondo trascinandosi per mano anche il mio.
E
la mia mente di nuovo si spegne nel buio.
Vorrei ritornare indietro e fermare il tempo. Vorrei tenerti ancora tra le mie braccia senza preoccuparmi delle ore che passano. Vorrei che le notti fossero ancora abbastanza lunghe per raccontarci la vita. Vorrei ritrovarmi seduta sulle poltrone rosse di quel cinema vicino a te, ancora. Vorrei amarti senza pensieri e senza problemi come ho già fatto dandoti il meglio ed il peggio di me. Ma sono qui, di nuovo in mezzo al mio niente e ti posso dare poco rispetto a quello che vorrei. Tra queste strade fredde, tra le solite parole di sempre, nel mio deserto infinito, sei il mio diamante incastonato nel cuore insieme ad immagini e sensazioni indimenticabili e lontane.
Giovanna Palo
Carlo Bramanti
Goccia a goccia i miei pensieri volano via da qui, attraverso questa grande finestra davanti al mio cuore. Diventano fiori bellissimi in questo cielo azzurro d'estate. E ad un tratto non ascolto più fiumi di inutili parole; ma resto seduta qui a guardare i miei sogni buttati nell'immondizia, a fare finta di non desiderare più nulla. Che rabbia la vita mi dico, che illude tutti, e poi non da' nulla! Ma poi mi rendo conto che anche io non do nulla alla vita; mi limito a guardarla, a criticarla ... la accarezzo piano, e poi mi allontano, come se vivere, amare, sognare fossero peccati mortali. Invece di "buttarsi a vivere e basta ", io credo, e faccio come se tutto dovesse passare attraverso il mio cervello. Cerco di analizzare tutto e tutti, ed ogni giorno perdo tutto e rimango sola. Non so usare il cuore, forse non l'ho mai usato. Non sento, non amo, non vivo.
Che fatica indescrivibile non vivere.
Senza amore, senza cuore, senza futuro.
Giovanna Palo
Una novità tanto attesa, un dono da custodire con tanto amore, un presagio di felicità come sempre sanno essere i bambini!

Morena (22 luglio 2002) |
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Finalmente in campo a giocarsi i colori dell'arcobaleno ....
Con la palla dovevamo mirare a un colore e poi riuscire a colpirlo in pieno, facendo sì che i mille frammenti di questo cadessero in mare ...
Poco convinto di farcela, io fallii ...il mio amico invece calciò sette volte forte e preciso, sbriciolando l'iride e tingendo il mare un po' per volta ...
Riflessi d'amicizia, un'infinità...
Mai
vedrò mare più bello .Carlo Bramanti
Mi sento strana da un po' di tempo. Non so cos'e'. Non so cosa mi succede. Sento che tutto sta cambiando, ma non so come ne' perché. Tutto va avanti da sé, e tutto potrebbe essere anche senza di me. Ogni giorno, ogni istante cerco la libertà che non ho, cerco di fuggire dalla mia indefinita prigione. Mi sento così sola, anche se con me c'e' tanta gente. Nessuno mi sfiora , nessuno... Nessuno sa niente di me. In alcuni momenti, come questo, vorrei soltanto due braccia calde tra le quali piangere, senza spiegare perché. Vorrei che qualcosa mi scaldasse il cuore. Vorrei riempire il mio mondo fatto solo di me. Ma tutto e' come oggi, nuvoloso e grigio, gonfio di pioggia come questo cielo soffocante. Mentre io vorrei che qualcuno, qualcuno qualunque, corresse qui ad abbracciarmi, perché e' così che deve essere, perché ne ho bisogno. Ed invece sono sempre qui, in questa stazione, ad aspettare un treno che sembra non arrivare mai...
Giovanna Palo
17 aprile 2002
Da quando ha letto "Un sogno romano" di Franco, George non aveva che un'unica idea in testa: andare a Roma. Immaginava di respirare quell'aria fresca e piacevole e di vedere quel cielo azzurro che, con pennellate di colore che sembrano dipinte con maestria dai più valenti pittori, virava in sfumature rosate che sapevano ristorare anche l'anima più assetata di bellezza. Vedeva con gli occhi del cuore, se stesso camminare svagato per quei marciapiedi pieni di storia e bearsi, finalmente, di opere d'arte e antichità. George ha coronato il suo sogno e ha vissuto un'esperienza veramente importante per la sua interiorità (infatti si è mangiato un enorme piatto di "avvolgibili all'amatriciana", in una trattoria a Trastevere) e ha conosciuto degli amici meravigliosi con cui ha trascorso serate stupende. E' ancora tanto frastornato da non riuscire a scrivere (e poi sapete che, con le sue grosse dita, ha difficoltà con la tastiera), quindi ha dettato queste sue impressioni a noi di "scriveregiocando":
"...meraviglioso, stupendo, grandioso, davanti a tanta maestosità si può perdere anche la percezione di se stessi, oltre a quella delle proprie zampe e piedi... quanto camminare che si fa a Roma!
Per fortuna le serate le ho trascorse con degli amici stupendi, che sanno farti dimenticare ogni dolore! Grazie a Cinzia, Giulia, Alessandro ... e sì, anche a Franco"
George e scriveregiocando
4 aprile 2002
Piove da tre giorni e ancora non smette.Seduta accanto alla mia finestra ascolto il rumore della pioggia che batte sui vetri, ed osservo il paesaggio surreale dipinto fuori dalla mia finestra: i tetti bagnati delle case che luccicano un poco sotto l'insistenza di qualche timido raggio di sole, le strade vuote, gli alberi spogli mossi dal vento freddo e i campi zuppi d'acqua.
Riesco ad immaginare anche l'odore che c'e' fuori: un odore pungente di terra e d'inverno. Tutto sembra essersi fermato, tutto sembra lontano e assente, e' una pausa o soltanto uno stato di calma apparente.
Su una roccia e' cresciuto ,chi sa come ,un piccolo cespuglio di fiori gialli ,annuncio di primavera: l'unico incanto in questo niente, l'unico segno di vita in questo deserto.
Giovanna Palo
15 marzo 2002
Una giornata, come spesso accade a Roma, con una giusta temperatura, adatta alla stagione, e con un sole tiepido che con i suoi raggi andava scaldando l’aria mattutina.
Poco traffico nella zona e molti uccelli che si comunicavano i messaggi d’amore, nel loro idioma incomprensibile a noi umani.
In quella giornata primaverile, l’aria doveva essere fresca e molto piacevole da respirare.
Il cielo appariva di un colore azzurro con sfumature verso il rosso, come sono i colori impastati con sapienza da un pittore su una tela, messi insieme a far prendere forma e colore ad un paesaggio indescrivibile nelle parole.
Le foglie degli alberi, nei viali ombrosi, cominciano ad ingrandire e si confondono ancora, non per molto, con le altre che ostentano ancora i colori autunnali.
I marciapiedi del quartiere, ancora simboli di tranquillità e silenzio, con gradualità si riempiono di persone che con passi cadenzati e vitali, iniziano a prendere le loro posizioni nel mondo.
Molte figure appaiono improvvise in questa luce di prima mattina...
(da un quaderno datato 1960)
Franco Fornaro
top24 febbraio 2002
Un numeroso pubblico bolognese ha creduto ieri sera, per due magiche ore in compagnia di Massimo Ranieri nei panni di Pulcinella diretto da Maurizio Scaparro, di essere napoletano. Persone per cui il ballo si identifica con le musiche filuzziane, battevano i piedi seguendo la sfrenata tarantella che Pulcinella suonava, cantava e ballava contemporaneamente, con l'energia di chi crede nel suo lavoro e lo fa con generosità verso il suo pubblico.
Pubblico che ha applaudito tutta la compagnia con battimani prolungati. Da molto tempo, al teatro Europa Auditorium, non si sentiva un entusiasmo simile, anche se gli spettatori bolognesi sono sempre molto partecipi con chi gli sa regalare simili emozioni.
Quando, al termine della storia, Pulcinella non sottostà ai desideri del Re di Francia e dice quello che ritiene giusto, riscatta sé stesso e non rinnega il sacrificio dei suoi compatrioti che avevano lottato per la libertà. Credo che Ranieri sia così convincente, perché recita sé stesso. Forse Pulcinella si è ispirato a Massimo, per creare il suo personaggio.
Morena F.
top31 ottobre 2001
E' passato un mese dal mio viaggio .
Sono trascorsi solo trenta giorni ,che sono davvero volati, ma a me pare che in realtà tutto sia accaduto un secolo fa.
Il viaggio di andata in treno e' stato lungo e pieno di mare ,di pioggia, di risate ,di gente nuova, di valige e di paure...;ma quanto e' stato bello! La vacanza e' stata super, ed io avrei voluto che durasse per sempre...
Ed ora mi restano tante cose belle a cui pensare nei lunghi pomeriggi d'inverno. Tante foto da guardare quando sono triste, tanti bigliettini da rivedere per ricordare i posti in cui sono stata...ah, e tante piccole conchiglie che mi ricordano il mare e la spiaggia ....e la voce di Marco che ho conosciuto in discoteca in una serata fantastica che ogni tanto mi telefona...
Che vi devo dire RITAGLI di una vacanza ,RITAGLI di giorni che resteranno tra i più belli della mia vita; non dimenticherò mai l’intensità' dei momenti vissuti e la felicità che mi ha portato questo viaggio.
La cosa peggiore e' stato il ritorno ed i giorni seguenti quando ho ripreso a vivere la routine quotidiana. E' stata dura capire che tutto era finito! Che l'alba era arrivata ed il sogno era svanito. Ve la siete mai posta questa domanda dopo che qualcosa di bellissimo e' accaduto nella vostra vita?:
Giovanna
top2 ottobre 2001
L'orrendo spago grigio era sempre stato lì. Quando avevano aperto il pacco era caduto in terra e si era rintanato sotto un mobile. Nessuno gli aveva dato importanza, erano tutti troppo intenti a guardare dentro quel pacco stupendo, pieno di meraviglie!
Uno dopo l'altro, uscirono giorni bellissimi, feste di compleanno, alberi di Natale con regali e dolci fatti in casa, primi giorni di scuola, feste di fine anno scolastico con foto di gruppo, barzellette stupide e canzoni stonate. E loro andavano avanti a prendere fuori tutte queste cose meravigliose. Nessuno poteva immaginare quante cose ci fossero dentro a quel pacco.
Finché un giorno il pacco si vuotò, senza preavviso, e l'orrendo spago grigio, si sollevò, come un serpente che azzanna la sua vittima e, andando a raspare il fondo del pacco, si accorsero che era VUOTO! VUOTO!
Quanto dolore ha procurato quello schifoso pezzo di spago! Ma quanta felicità ha procurato quel pacco meraviglioso!
Pur sapendo che ci può essere uno schifoso spago grigio, non eviterò mai di aprire un pacco pieno di giorni meravigliosi.
Non eviterò di VIVERE!
M.
11 settembre 2001
Certe volte penso alla mia vita come se la vedessi dall'alto. Esco dal mio corpo e vado su un balcone che si affaccia sul mondo, come una balconata sul palcoscenico.
Mi vedo da lassù e guardo, come su uno schermo, le cose che sono riuscita a fare e penso a quelle che ancora dovrò incontrare e affrontare. Allora mi dico:"Beh, sì, è vero. Qualcosa di buono l'ho già fatto." Così trovo la forza di andare avanti, incontro alla vita.
Quando faccio un viaggio un po' lungo in automobile, vedo la mia macchina dall'alto come un puntino che si muove su una cartina topografica e osservo il percorso fatto e quello che è ancora da fare.
Ma queste sono solo fantasie.
In verità gli esseri umani sono molto più di un puntino sulla cartina e vorrei che nessuno se ne dimenticasse mai.
Morena
Ultimo aggiornamento al 22/03/07
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