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I RACCONTI DI GIOVANNA PALO

  • L'amore  

  • Anna's story  

  • L'abbraccio  1° episodio

  • Ricordi   2°episodio

  • Amarsi parlando  3°episodio

  • Le palline colorate e la cioccolata calda 4° episodio


  • L'Amore

    Anche aprire la bocca per mandare giù qualche boccone questa sera sembra faticoso. La tv è muta davanti a me. Niente di bello mi circonda. Che cosa strana la sera: così silenziosa e così crudele per chi è sola, sola come me. Nella mente tanti pensieri strani, tante paure cresciute con il tempo, che ora sembrano macigni. Ed una strana sensazione d'irrequietudine in tutta questa piatta serenità. C'è lui nella mia mente: che cosa vuole, che cosa dice, non importa. Le sue mani che mi accarezzano piano, la sua voce...

    Avevo l'amore tra le mani, avevo lui nei miei pensieri, avevo lui seduto nel mio cuore.

    Avevo... Avevo qualcuno che non c'era più. E' la vita malvagia che divide dalla felicità.

    I miei occhi erano di nuovo vuoti senza i suoi. Le mie mani vuote senza le sue. I miei giorni freddi senza il suo calore. Le mie giornate sole senza le sue storie. Che cosa potevo pensare, che cosa potevo dire, per rattoppare la mia solitudine, per ricamare i miei silenzi. Era stato come ritornare a casa dopo un lungo viaggio: avevo ritrovato le stesse mura fredde, la polvere sui mobili, e le persiane chiuse. Il tempo passerà e con la sua lingua saggia medicherà il mio cuore dolorante. Il vuoto della quotidianità riempirà la mia vita, e tutto ritornerà come prima. La luce che si era accesa dentro di me piano piano si spegnerà: ed io ritornerò a combattere con la vita, a camminare tra la gente.

    Ho un nodo in gola da giorni, mi mancherà come l'aria questo amore che e' morto subito, prima ancora di iniziare. Ma la vita e' amara, e questo poco di zucchero per addolcirla e' già finito. Nemmeno il tempo di gustarlo!

    Le lacrime scendono senza fermarsi al pensiero che non potrò più rivederlo, al pensiero che non potrò mai più accarezzargli quella fossetta che aveva sul mento; al pensiero che non rivedrò più le sue belle labbra, che mi incantavo a guardare mentre mi raccontava la sua vita. Tutto passa, e' vero. Ed anche questo dolore passerà, anche questo amore passerà.

    Ma intanto ho voglia di urlare forte quanto sto male e quanto vorrei dimenticarmi la realtà ed i miei doveri e scivolargli tra le braccia, perché tutto lì è il mondo, il mio mondo.

    Quanto tempo passerà prima che ritorni il sole, non so. Mi siederò a leggere un libro, guarderò la tv, cercherò di fare finta che tutto vada bene. Ma la sera piangerò guardando le stelle, piangerò mentre la sera mi accarezzerà le spalle nude come faceva lui, piangerò sotto la luna piena che e' sola come me.

    Cercherò di non ricordare, perché i ricordi fanno male e perché l'amore mi ha ridotto il cuore in pezzi, senza nessuna pietà.

    Giovanna Palo (23/11/2002)

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    L'abbraccio

    Anna tornò a casa, lasciò il resto e la spesa sul tavolo, salì di sopra nella sua stanza e si gettò sul letto, dopo aver messo un po' di musica dolce. Non accese neppure la luce perché la luna illuminava la stanza di un tenero chiarore. Cercò di dormire un po' cullata dalla musica ,ma non ci riuscì.

    Tornando a casa dal super market Anna aveva preso la strada più lunga, che passava per il parco lontano dal caos della città, non aveva fretta e poi aveva voglia di sentire il fresco della sera sulla pelle, il profumo degli alberi, aveva voglia di camminare ,di pensare.

    Stesa sul letto pensava alla sua amica :le era nato da poco un bimbo e... chissà come doveva essere mettere al mondo un figlio e non essere più soli.

    Mentre pensava a questa cosa guardando fuori dalla finestra le spuntarono due lacrime calde, Anna ne seguì il percorso con la mente finché non arrivarono sulle labbra.

    Anna si sentiva sola.

    Come sarebbe stato bello avere un abbraccio in quel momento, un abbraccio forte ed intenso per far andare via tutti i minuti ed i secondi passati in solitudine.

    Ormai ne era convinta: la solitudine doveva rassomigliare ad un lungo viaggio attraverso montagne fredde di neve e pianure deserte e sconfinate, attraverso lunghi pomeriggi passati sui libri senza studiare, attraverso interminabili serate piene di radio e di film vecchissimi rivisti milioni di volte sempre da sola, attraverso momenti tristi passati a ricordare i bei giorni trascorsi insieme a degli amici lontani.

    I momenti di solitudine, come quello, per Anna erano proprio come un lungo viaggio; un viaggio che sarebbe terminato solo se qualcuno l'avesse abbracciata.

    Questo sarebbe bastato per farla ritornare ...anche se non si era mai mossa di lì.

    Giovanna         

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    Giovanna  ha scritto la seconda parte del racconto "L'abbraccio", che avete appena letto qui sopra. Speriamo che ci sia anche un seguito, perché ci interessa molto sapere cosa succederà ad Anna...

    RICORDI

    Anna non riusciva a dormire quella notte, e così decise di alzarsi; aveva voglia di qualcosa di caldo e bambino e scese giù in cucina a preparasi una tazza di latte con i biscotti. Mentre sorseggiava il latte si sedette al pianoforte e fece scivolare le dita sui tasti accennando una vecchia canzone; come risuonavano quelle note nel salotto vuoto e solitario avvolto nella penombra. Quella casa sembrava ancora più grande di quello che in realtà era ,guardandola così in quel momento. Ma del resto non c'era stato tempo per scegliere. Anna si era trasferita in fretta in quella città e non c'era stato tempo per cercare ,per trovare qualcosa di più adatto a lei. Che notte meravigliosa ,pensava Anna guardando fuori dalla grande finestra del salone, c'era un cielo pieno di stelle, e la città era silenziosa e tranquilla, non era poi così male vista da lì in quel momento. Era quasi dicembre e tra poco sarebbe arrivato il Natale.

    Gironzolando per la casa Anna cercava qualcosa di bello da leggere ,da guardare .Si avvicinò ad uno dei tanti scatoloni ancora da disfare e vi tirò fuori un cd-rom, lo inserì nel suo notebook e cominciò a guardare le foto, le sue e dei suoi amici ,le foto dei suoi viaggi, delle vacanze e della sua famiglia. Era un modo per sentirseli ancora lì vicino i suoi amici ,mentre scherzavano sul fatto che studiava troppo, mentre cantavano ,mentre litigavano.

    Qualcuno aveva detto che "il ricordo unisce ciò che il destino separa", sì Anna l'aveva letto da qualche parte ... ed era vero! Così risalì in camera ed avvolta nel suo inseparabile plaid a quadri rossi e blu, cullata da quei ricordi meravigliosi si addormentò.

    Giovanna         

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    Ritroviamo Anna e i suoi pensieri, in un altro racconto scritto da Giovanna...

    AMARSI PARLANDO

    Anna dopo avere cenato si sedette sul divano davanti alla tv, nella speranza di rilassarsi un po' dopo la giornata infernale che aveva trascorso al lavoro. Cominciò a cambiare canale perché non trovava nulla che le piacesse, e allora decise di mettere una video cassetta :"Il Postino". Il film l'aveva visto già tante volte, però non resisteva all'idea di immergersi nuovamente in quei paesaggi meravigliosi, di rivedere quel mare e quel cielo così azzurri. Mentre cercava la cassetta ascoltò distrattamente la tv, e sentì una ragazza dire"... papà non vedo l'ora di rivederti; vorrei saltarti al collo ,abbracciarti forte; ti voglio bene".

    Anna si fermò di colpo, lasciò cadere la cassetta che aveva in mano e rimase per qualche minuto immobile, con lo sguardo fisso nel vuoto. Solo un pensiero in mente: quella frase che aveva sentito dalla ragazza in tv :" ....ti voglio bene...".

    Anna erano anni che non diceva più quella frase" ti voglio bene".

    Lasciò perdere il film, la tv, indossò uno scialle e uscì fuori sul balcone dalla grande porta finestra del salone. Sentì l'aria frizzante dell'inverno pizzicargli il viso, fece un respiro profondo per calmare l'agitazione che quelle parole gli avevano provocato, e continuò a guardare la città, ma la sua mente vagava, lontana, troppo lontana da lì.

    Anche a lei sarebbe piaciuto essere amata "con le parole", anche lei sarebbe stata felice, forse, se qualcuno le avesse insegnato a non avere paura di esprimere i propri sentimenti, se qualcuno le avesse insegnato a dire "ti voglio bene". Improvvisamente rivedeva i suoi genitori, che sicuramente l 'avevano amata, ma sempre in silenzio, e di un amore così chiuso e segreto che a volte sembrava non esserci. E pensava che invece doveva essere così bello "amarsi" anche "parlando", dirsi e sentirsi dire ti voglio bene, esprimere con le parole ciò che si sente: e quelle parole, che aveva sentito poco prima le avevano provocato un brivido ,l'avevano scossa. Si sentì improvvisamente bambina ed incapace di capire il perché delle cose. Sarebbe cambiato qualcosa, se lei fosse stata diversa da quello che era, da quello che era diventata.

    Amarsi e dirselo era diverso dall'amarsi e non dirselo, e Anna aveva sempre pensato che dirlo, quando nessuno lo diceva mai, doveva essere segno di debolezza.

    Niente di più sbagliato!

    Nel sentire quelle parole in tv Anna provò una grande emozione, e chissà che grande emozione avrebbe provato se quelle parole fossero state rivolte a lei.

    Il freddo divenne insopportabile e Anna cominciò a tremare; pensando si era fatta notte fonda, e capì di essere rimasta fuori un bel po'. Rientrò in casa e realizzò che era ancora in tempo.

    Prima di addormentarsi decise che prima o poi avrebbe trovato il coraggio e la forza per farlo, una mattina avrebbe preso il telefono e... avrebbe detto:

    "Pronto mamma, papà, sono io .....vi voglio bene". E magari anche loro, un giorno avrebbero avuto il coraggio di dirlo a lei.

    E finalmente si sarebbe sentita sollevata senza quel grande peso sul cuore;

    Sì, perché le cose non dette pesano per sempre .

    Anna si rese conto del fatto che alcune cose saranno sempre più forti del tempo e della distanza, più profonde del linguaggio e delle abitudini: che l'amore e' sempre amore anche se silenzioso, ma che per capirsi forse... e' meglio dirselo anche con le parole!

    Giovanna Palo (10/02/2002)

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    Ed ecco, finalmente, il 4° episodio della serie "Anna's story"

    Le palline colorate e la cioccolata calda  

    Anna si addormentò  subito quella notte. Il vento cominciò a soffiare forte e  rumoroso, e la pioggia non si fece attendere. Un lampo illuminò la stanza  a giorno, seguito dal  fragore di un tuono:  Anna si svegliò di soprassalto.

    I temporali da sempre le provocavano una  strana agitazione; lei pensava che forse doveva essere la conseguenza di tutta l'energia che si scatenava con essi. Comunque non riuscì a riaddormentarsi. Continuò a girarsi e rigirarsi nel letto. E ad ogni tuono, come faceva da bambina, nascondeva la testa sotto il piumone.

    Ma questo non servì a domare la paura. Chiamò il suo gatto,anche lui svegliato dal temporale, che con un lungo salto arrivò sul letto e si acciambellò accanto a lei. Anna lo accarezzò teneramente e lui, tranquillizzato, si riaddormentò.

    Il temporale continuava . Nel chiudere la grande tenda color vaniglia vide il cielo  nero che faceva paura e la pioggia che batteva forte sui vetri della finestra. La luce di un lampo la spinse a tornare a letto.  Si ricordò di un film che aveva visto qualche tempo addietro, in cui una bambinaia sempre felice diceva che per non pensare al temporale bisognava cantare per coprire il rumore dei tuoni, chiudere le tende per non vedere i lampi e poi pensare a cose molto belle! Alle cose che più ci piacciono!

    E poiché non era il caso di cantare, e le tende le aveva già tirate, ad Anna non rimase che  provare a pensare a qualcosa di bello. Con la testa sotto il piumone  cominciò a concentrarsi ed  a  cercare ...

    Un caldo abbraccio?

    Il primo bacio?

    Il suo gatto?

    No non funzionava!

     Nel pomeriggio, nella vetrina di un negozio, addobbata per il carnevale, aveva visto delle palline colorate: ma sì quelle palline di carta colorate leggerissime che i bambini si divertono a sparare a carnevale! E allora sì che le venne in mente qualcosa di veramente dolce e lontano.

    Da bambina anche lei aveva ricevuto in regalo una confezione di quelle palline colorate che si sparavano con una pistola di plastica verde. E si ricordava che le aveva avute in regalo un giorno che era andata trovare sua nonna in ospedale. Salendo le scale dell'ospedale si rigirava tra le mani il sacchetto con quelle palline colorate e non vedeva l'ora di mostrarle alla nonna. 

    Era una festa ogni volta che andava a trovare la nonna ! Se pure il luogo era così lontano da quello che un bambino vorrebbe vedere, comunque la felicità di rivederla faceva passare il luogo in secondo piano .  Ma il momento più dolce arrivava quando la nonna la  prendeva per mano  e  la portava a prendere la cioccolata calda alla macchinetta!

    Che festa!

    E mai più nel corso della sua vita, un'altra cioccolata calda ebbe quel sapore così buono! Certo, e' vero che da bimbi tutto sembra più bello e più grande,ma erano quelle le cose davvero belle che Anna cercava nella sua mente, nel suo cuore,  per cacciare la paura.

    Le cose più piccole e lontane, più dolci e vere che non dimentichiamo mai, che arrivano a rincuorarci come una carezza  in un momento di difficoltà, che combattono le ombre della paura come valorosi cavalieri . Basta cercarle. Così... con quelle palline colorate tra le mani ed il sapore tutto speciale di quella cioccolata calda sulle labbra, piano piano  si tranquillizzò,  e la pioggia, i tuoni, i lampi,  ormai lontani dalla sua stanza lasciarono spazio al silenzio; la notte arrivò di nuovo e, silenziosamente, le chiuse gli occhi con le sue mani invisibili.

    Giovanna Palo (04/04/2002)

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    Ultimo aggiornamento al 30/07/04


     
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