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Harriet
Harriet
scosta la tenda di pizzo della finestra che affaccia sul suo bel
giardino. Sono le sette in punto e come ogni mattina di tutti i santi
giorni, Harriet beve il tè guardando fuori dalla finestra.
Malgrado
sia il 7 dicembre a Chadwell St. Mary si preannuncia una giornata non
particolarmente fredda. Mr.Woodrow abbaia nel giardino sul retro, l’ha
sentita ciabattare in casa e reclama il primo pasto della giornata. E’
certamente fuori peso Mr. Woodrow, un golden retriever non dovrebbe
pesare 37 kg. Da quando David, l’unico figlio, si è trasferito a
Brest, con la moglie Gwenna per lavorare entrambi all’Istituto
Oceanografico IFREMER, Mr. Woodrow nato famelico è diventato vorace.
Reclama i pasti anche dai Collins, i vicini che abitano oltre la
staccionata che divide i due terreni, e dato che è morto di recente il
loro amatissimo Sweet, un fox-terrier vulcanico, compensano
la mancanza del loro adorato animale ingozzando Mr. Woodrow.
Dovrò portarlo dal veterinario se continua così, pensa Harriet mentre
apre la porta che da sul retro della casa. Come farò a tenerlo al
guinzaglio, è così grosso, dal Dr. Bower lo portava sempre David! Le
manca molto il suo ragazzo, e suo marito Horace sarebbe molto fiero di
lui ora che è diventato un ricercatore famoso. Mr. Woody affonda il
muso nella grande ciotola con foga.
E’ stato
davvero bravo Liam ad aiutarmi in giardino, pensa Harriet, mentre
rientra in casa, Bisogna che lo chiami anche per il retro, vorrei che
per Natale la casa fosse uno specchio, chissà che i ragazzi non passino
il Natale qui. Sorride al pensiero, mentre si aggiusta una ciocca rossa
che scivola sulla nuca. E’ ancora una bella donna Harriet,
e anche Padre Seamus Dorfley, un robusto irlandese dagli occhi cerulei,
le dice spesso che se trovasse un nuovo compagno, avrebbe la
benedizione del Signore. Sono quasi otto anni che Horace l’ha
lasciata, causa una brutta malattia polmonare.
Oscar si
stira lentamente e non pare intenzionato a scendere dal grande divano a
fiori del soggiorno. E’ un gatto tutto nero che pesa più di otto chili.
La colpa è dei biscotti al cioccolato che Harriet prepara praticamente
solo per lui. Fu un regalo di Horace, glielo portò dal suo ultimo
viaggio sulla mercantile Virginia. Quanti Natali lei e Horace
festeggiarono separati causa il lavoro del marito, ma mai una volta che
lui si dimenticò di inviarle un bigliettino amoroso d’auguri.
E’
tardi, tardissimo. Padre Dorfley la sta aspettando prima della messa
domenicale per organizzare la pesca di beneficenza in parrocchia,
ma prima ancora deve passare da zia Agatha per portarle la
torta di mele e accertarsi che stia bene ritta sulle sue gambe
ultranovantenni, e poi deve fare una capatina da Millicent, amica
d’infanzia e mamma di Liam, e pregarla di convincere i cugini
Mullery a cedere la magnifica pendola, regalo di nonna Mildred, ma
relegata in soffitta ben prima che nonna spirasse; alla pesca di
beneficenza farebbe un figurone.
Henry si
sveglia di soprassalto ancora vestito, ha dormito poco, e quel poco,
agitato. Ancora non si capacita o non vuole accettare la realtà, ieri
sera, la sua Helena, la bella, dolce, comprensiva, magnifica Helena gli
ha detto candidamente che non vuole più sposarlo.
Ci sarà
un altro dannazione, esclama a voce alta Henry, mentre cerca sul
tavolo della cucina il pacchetto di sigarette senza filtro. Si accende
una sigaretta e lo stomaco, chiuso come un pugno, rimanda una
contrazione poco piacevole. Ingolla un avanzo di caffè all’italiana
della sera prima, dalla tazzina, lasciata sul lavello pieno di piatti.
Non riesce più a bere altro alla mattina che caffè, da quando,
per la stesura di un testo, andò a Pompei per un approfondimento sugli
affreschi delle abitazioni. Helena allora non la conosceva ancora, ma
era già la donna della sua vita.
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Accidenti manca lo zucchero!
Deve
parlare a tutti i costi con Rupert il suo migliore amico, ma non per
telefono. Decide di attenderlo davanti al suo negozio. Indossa il lungo
cappotto nero, non si rinfresca nemmeno il viso ed esce sbattendo la
porta. Le sigarette, non può dimenticare le sigarette! Si
precipita giù per le scale, ha deciso che farà una lunga passeggiata a
piedi, ha bisogno di schiaristi le idee.
Sono
quasi le otto e mezza e Rupert non si vede arrivare, Henry affonda la
mano nella tasca del cappotto per prendere l’ennesima sigaretta.
Cammina avanti e indietro, davanti alla più bella libreria
dell’Essex. E’ lì che conobbe Helena, ex compagna di scuola di
Rupert, fu un colpo di fulmine. Afferra la scatolina che è ancora
nella tasca e che contiene un piccolo cuore di brillanti, un regalo per
il suo compleanno, così vicino a Natale che rischia sempre di non
essere festeggiato. Non per Henry. Un moto d’ira l’assale, così potente
che quasi schiaccia la scatola di velluto blu. Transitano poche auto,
pare rendersi conto solo ora, Rupert non arriva e anche le saracinesche
dei negozi vicini sono abbassate.
E’
Domenica e Rupert sarà certamente a casa di Maureen; loro sì che si
sposeranno il 13 giugno prossimo. Lui ed Helena avrebbero dovuto fare
da testimoni. Al diavolo!
Henry
alza il bavero del cappotto, anche se non c’è freddo, è arrabbiato e
confuso.
Helena
ora si starà imbarcando sul volo per Roma, starà via una settimana per
riflettere, ha detto. Henry è furente, sente che Helena non
gli ha detto la verità, sente che c’è un altro uomo. E chi
è? Da quanto tempo ci sarà, da quanto tempo si befferanno di lui? Anche
ora, seduti sull’aereo per Roma staranno ridendo, insieme. Vorrebbe
gridare in mezzo alla strada.
Avvolto
nel maxi cappotto, a grandi passi, svolta per Scott road, ha voglia di
fumare un’altra sigaretta. Infila la mano in tasca in modo rabbioso,
anziché trovare il pacchetto di sigarette ormai vuoto, trova ancora la
piccola scatola e questa volta la scaglia lontano da sé, nemmeno si
volta a guardare dove e si allontana velocemente.
Harriet
è pronta. Oscar ha mangiato e si è acciambellato di nuovo sul divano.
Mr.Woody starà mangiando una salsiccia dei Collins, attraverso la
staccionata, la torta di zia Agatha è pronta sulla consolle in
ingresso. Ha deciso che indosserà il cappellino nero con tre rose
rosse che le regalò David per il suo compleanno, sarebbe piaciuto molto
a Horace. Chiude la porta d’ingresso di legno massiccio, e mentre si
gira soddisfatta per ammirare di nuovo il suo bel giardino, scorge nel
vialetto una scatolina blu e un bigliettino rosso un po’sgualcito, poco
più in là, vicino al cespuglio di erica.
Appoggia
la torta di zia Agatha sui gradini e si precipita a raccoglierla.
Ma come
sarà finita una scatola del genere nel mio giardino? Come può essere
caduta a qualcuno se è così lontana dal marciapiede? S’interroga
Harriet perplessa. Si guarda attorno ma non c’è anima viva, nemmeno i
Collins che solitamente a quell’ora controllano le rose una ad una.
Apre la
scatola con curiosità e rimane colpita dalla bellezza e
lucentezza del piccolo gioiello infilato in una catenina che pare d’oro
bianco. Molto emozionata apre il biglietto con trepidazione e legge:
Auguri, amore mio.
H.
Si sente
svenire Harriet e fa fatica a rimanere in piedi tanta è l’adrenalina in
circolo.
E’ il
suo Horace, ne è sicura, tornato dopo tanto tempo per augurarle
buon Natale. Deve correre immediatamente da Millicent a raccontarle la
straordinaria cosa che le è capitata, Padre Seamus e zia Agatha
capiranno.
Sgnapisvirgola
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