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augura
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Natale di
nuovo
Lo scorrere del tempo è scandito da giorni e mesi che si
rincorrono sul calendario e fuori dalla nostra
finestra, e l'anno finisce annunciandone un altro, come ogni evento ne presenta uno nuovo.
Natale è un giorno solo, ma io credo che sia molto di più: Natale è un
simbolo. Speranza e dolcezza confezionate con un nastro luccicante e accompagnate da un biglietto colorato, questo dovrebbe essere.
Ma è difficile, è un'utopia, non si può più credere a queste cose...
Credere o non credere, come sempre dipende da noi.
Sperare, anche questo compete a noi.
Da parte nostra, possiamo solo presentarvi una pagina colorata, alcune parole uscite dai nostri pensieri e qualche immagine allegra.
Anche questo è Natale: il desiderio di suscitare allegria, dolcezza e di sorprendere un'altra persona. Oppure parole che suscitano altri pensieri, a volte confusamente riflessivi con domande a cui non ci sono risposte.
A volte solo questo si può fare.
Solo questo, e infine si può mandare...
Un pensiero di serenità e dolcezza per chi passa da qui, per chi ci legge, per chi ci ama, per chi sorride e per chi pensa.

Auguri da Scriveregiocando
scarica
il calendario
di dicembre o quello del mese corrente... 
Morena
Fanti

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Natale (per te)
è una stella
stella vicina in fiocchi
di neve, di farina,
occhi e pupille
scivolate nel cuore
cuore di ghiaccio
brace sommessa
in attesa.
Per te che m'attendi
il cielo si farà
di colori d'inverno
qua e là.
Marco Guerrina
(28 ottobre 2006)
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Un
grazie speciale a Giovanna Palo per le sue creazioni grafiche e per questi
speciali Auguri dedicati a tutti i lettori di Scriveregiocando 
Giovanna
ha creato anche queste cartoline
che potete scaricare e spedire. E poi... ancora auguri
e auguri...
Grazie Giovanna! 
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Lettera a babbo natale

Babbo
Natale
Strada della Neve 25
Lapponia
Caro babbo natale, quest'anno rimarrai stupito aprendo il sacco della posta...
Ci troverai anche una mia lettera...
Sono grande oramai e non dovrei più scriverti...
Vorrei chiederti una cosa che forse potresti fare per me....
Ma cominciamo dall'inizio...
E' stato un anno profondamente bello ed appagante dal punto di vista lavorativo...
Mi sono ritrovata in una città molto bella, ed ho incontrato delle persone speciali...
Soprattutto ho conosciuto una classe di ragazzi fuori dall'ordinario...
Un anno fa neanche pensavo che mi sarei potuta affezionare a loro
così tanto...
Ma ogni giorno siamo stati insieme in quella scuola, ogni giorno abbiamo vissuto nuove avventure e forti
difficoltà...
Ogni giorno ci siamo stati vicino ed abbiamo imparato a rispettarci ed a volerci bene...io ho vissuto una seconda adolescenza insieme a loro...
Mi sono sentita ringiovanita e forte e piano piano ho riacquistato
fiducia nella vita...mi alimentavo con i loro sorrisi, le loro urla, le loro parolacce, con tutto quello che faceva fuggire gli altri professori.
Io rimanevo lì felice, ridevo con loro, studiavo con loro, mi sono sentita una di loro...
Fino a qualche mese fa, quando tutto e' finito...
Io mi sono sentita morire all'idea di lasciarli, ho pianto ed ho fatto di tutto per rimanere ma non e' stato possibile.
Me ne sono tornata a casa con la morte nel cuore, senza nessuna
speranza di potere ritornare tra di loro.
Caro babbo natale:
Tu che leggi nel profondo del cuore degli esseri umani, leggi pure nel mio, e se puoi aiutami a non lasciare soli quei ragazzi...
Aiutami a non perderli a non dimenticarli...
Se puoi donami la possibilità di condividere ancora un poco del mio cammino nella vita insieme a loro.
Giovanna
Palo

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Mille
candele rosse
Tre
rose, ma soltanto una profuma.

Il
babbo natale di peluche, dal comodino impolverato, mi
guarda immobile perché non ha più le sue pile
Duracell. Eppure stanotte l'ho visto muoversi, andare
nel frigo e prendersi una Peroni ghiacciata, mentre
fuori, nel buio incessante, le foglie dei mandorli
volavano dappertutto tra i sogni svaniti della gente.
In quel buio, ho udito falene bisbigliare di lucenti
ali spezzate, temendo per un attimo potessero essere
le mie, ho sentito un vagito e l'odore penetrante
della pioggia: le foglie del mandarino sembravano
radiose onde che rimandavano d'incanto ai pensieri
celati del sole. All'improvviso, ho capito. Che un
grande uomo è colui che non si arrende, che in
compagnia non sminuisce e ride di un sentimento,
sapendo quanto difficile possa essere stato trovare il
coraggio per esternarlo...
Alberi
adorni, lunghi tappeti d'oro: Babbo Natale tra un po'
avrai le tue pile, tu donami mille candele rosse
che, accese, splendano come tremanti stelle, nel
cielo della mia solitudine.
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Natale d'incanto
Il cuore mi scoppia d'amore
ho lasciato andare il passato dolore...
Questo Natale sarà un incanto...
perché ci sarai tu al mio fianco..
Niente più tristezze
ma solo nuove ed invitanti certezze.
Adesso aspetto,
perché come per magia tutto cambierà
e la mia nuova vita arriverà,
dopo tante lacrime amare
potrò gustarmi
un pezzetto di felicità.
Giovanna Palo
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Pensiero di natale
Quest'anno e' stato difficile e bellissimo, e si sta finalmente avvicinando il
natale... andando in giro per i centri commerciali mi sembra
però che il natale sia già arrivato... e' tutto un brillare di offerte speciali, di idee regalo, di giocattoli
costosi... e di tutto ciò che non mi posso permettere di regalarti...
Nonostante tutto io, a Natale, vorrei solo stare con te, magari correre sotto la neve, per andare a bere un gustoso
tè caldo, giocare e ridere dimenticando tutto quello che mi
circonda... perdermi nei tuoi occhi e nelle tue promesse, anche se,
non si avvereranno mai, accarezzarti i capelli ...
Passeggiare con te in giro per il mondo progettando finalmente il nostro futuro insieme...
Giovanna
Palo

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Edizione
straordinaria
"Signore e signori, buona sera. Interrompiamo la trasmissione di
'Vestali oggi: missione o lavoro?' per un'edizione straordinaria. La
linea ci viene richiesta da Gerusalemme in merito alle fasi salienti del
censimento voluto da Cesare Augusto. Vi informiamo che il previsto
discorso di re Erode ed il dibattito 'La Milizia Romana tra Giudea e
Siria' - ospite Publio Simplicio Quirino - saranno trasmessi domani. Ci
colleghiamo ora con i nostri inviati in Palestina, buona visione."
STUDIO "Prendiamo la linea dallo studio centrale di Gerusalemme,
augurando a tutti una buona serata. Siamo quindi giunti ad una fase
delicata di questo lungo censimento che ha di fatto obbligato la
popolazione delle dodici tribù a spostarsi all'interno del Paese:
stavamo allestendo i collegamenti con alcuni importanti villaggi del
nostro regno - Nazaret, Cafarnao, Gaza, Samaria - e naturalmente con la
piazza principale di Gerusalemme, per aggiornare i dati del censimento,
allorché una notizia ci è giunta da Betlemme, minuscolo villaggio che si
trova 7 chilometri a sud della capitale. Ancora qualche istante e
potremo saperne di più. Ecco, il collegamento è pronto, la linea va
dunque a Betlemme."
INVIATO "Buona sera anche da parte nostra. Sì, qui a Betlemme sta
succedendo qualcosa di strano. Come sapete è in atto questo grande
censimento, che riguarda la catalogazione dei nomi delle persone, ma
anche la rilevazione fiscale del contribuente. Ebbene, in quest'ottica
stavamo intervistando il governatore Senzio Saturnino (che si sta
occupando - con ottimi risultati - del servizio d'ordine con i suoi
Legionari, in particolar modo la Decima Legio, di stanza in questa
sperduta provincia dell'Impero) quando alcuni pastori sono giunti in
tutta fretta per raccontare d'aver visto una grande luce attraversare il
cielo; e pareva volesse guidarli..."
STUDIO "Scusa, scusa se ti interrompo. Una luce? Come sarebbe, una luce?
Hai dei pastori lì vicino per chiedere cosa hanno veduto esattamente?"
INVIATO "Guarda, adesso no. Sono passati di corsa quasi, sembravano più
meravigliati che spaventati, e sono andati verso... Ma aspetta, eccone
uno. Scusi, mi scusi, sì lei, siamo in diretta... Lei è uno dei pastori
che stavano sui monti, vero? Cosa ha visto, ce lo può descrivere?"
PASTORE "Ma, ecco... io stavo riposando, ero mezzo appisolato, sa, avevo
appena finito il mio turno, quando ho sentito un compagno dire che c'era
qualcosa nel cielo, una luce, una scia per meglio dire, una specie di
scia luminosa là in fondo."
INVIATO "Là? Da quella parte? Verso oriente?"
PASTORE "Sì, sembrava venire da oriente, e poi pareva proprio che si
fosse spostata verso... Ma eccola, eccola là, la vedete?"
INVIATO "Sì! Incredibile amici, la vediamo anche noi, sembra posata
vicino alla locanda, dietro gli alberi laggiù, verso le stalle. Il fatto
potrebbe ricollegarsi ad un'antica profezia di cui si stava discutendo
tempo fa al palazzo di Erode in merito a studi che starebbero portando
avanti alcuni studiosi di nazioni straniere, pare siano astronomi detti
maghi o magi: oltre a ciò, bisogna segnalare una serie di conferenze che
si stanno svolgendo in questi giorni, dal titolo 'E tu Betleem, terra di
Giuda, non certo la minore fra le città di Giuda.' Ma sembra che non vi
sia tempo per approfondire, la gente sta andando nella direzione della
luce. Studio, se siete d'accordo, direi di portarci sul luogo per
raccogliere altre informazioni e riferire..."
STUDIO "Bene, allora. lasciamo il tempo al nostro inviato di raggiungere
il luogo dove sembra ci sia questa luce misteriosa e poi torneremo a
collegarci con lui. Nel frattempo la proloco di Betlemme avverte che, a
causa del grande afflusso di stranieri per il censimento, non vi è più
un alloggio disponibile, lo diciamo per chi decidesse di mettersi in
viaggio in queste ore. La gente è costretta a dormire all'aperto o in
ritrovi di fortuna. Il nostro inviato, poco prima di iniziare il
collegamento, riferiva d'aver parlato con il titolare della locanda il
quale si era trovato nell'impossibilità di accogliere una coppia giunta
da Nazaret malgrado la sposa, una ragazzina molto giovane e dolce, fosse
incinta e sembrasse giunta in prossimità del parto. Ma ci richiedono la
linea, subito Betlemme, Betlemme."
INVIATO "Amici, siamo di fronte ad un evento commovente. Una piccola
folla, principalmente formata da poveri e da pastori, si è raccolta qui,
dietro la locanda. Siamo nel luogo dove si ricoverano le bestie e, tra
la paglia, è adagiato un magnifico bambino nato poco fa. Malgrado la
serata sia fresca, il bimbo sembra stare bene, è avvolto in fasce e in
parte riscaldato dal fiato degli animali. La madre è molto giovane,
mentre il padre, che dalle voci raccolte qui attorno pare essere un
piccolo imprenditore edile di Nazaret, ha un aspetto più maturo ed
austero. Alcune persone che sono giunte per prime, ma qui siamo nel
campo dell'imponderabile e vi invitiamo a prendere questa notizia con le
molle in quanto riteniamo debba essere oggetto di verifica, alcune
persone - dicevamo - hanno asserito d'aver udito una specie di musica,
come un canto che è stato definito 'celestiale' e che li ha guidati,
assieme alla luce, fino a qui. Ripetiamo, diamo questa notizia così come
l'abbiamo ricevuta, senza possibilità di controllarla. Ciò che invece
possiamo documentare con la nostra voce e, se permettete, al di là di
ogni retorica, con la nostra emozione, è l'evento di cui siamo
testimoni. Questa nuova nascita, questo evento natale che speriamo sia
un buon auspicio, una buona novella, riteniamo possa essere accolto da
tutti come un messaggio di pace e portare una nuova speranza nei nostri
cuori. E con queste immagini, direi di terminare il collegamento. Da
Betlemme è tutto, restituisco la linea allo studio."
- Roberto
Barbato
- 12/11/2006
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Novembre
Natale è lontano
l'estate è lontana
Io voglio dormire
in fondo a una tana
In fondo a uno stagno
sognare coi pesci
Noioso novembre
ma quando finisci
Novembre candela
che accendi le case
Di calde parole,
di luci soffuse
Si storie ascoltate,
di sguardi e di voce
Che bello il tuo tempo
che non va veloce
Bruno Tognolini |

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Oggi è Natale
Quando Maria entrò rimase molto sorpresa: la casa era addobbata con luci e festoni colorati e Giuseppe, molto sorridente in un pullover rosso a disegni bianchi come cristalli di neve e una buffa renna con corna rosse applicata nel mezzo, anacronistica in un 15 settembre a 25 gradi, le fece segno di passare nella cucina da dove usciva un profumo intenso di spezie e cioccolata.
Sul tavolo, infatti, c'erano due tazze di cioccolata calda e un piatto di dolci allo zenzero.
In sottofondo Frank Sinatra, o forse Bing Crosby, cantava White Christmas e le note danzavano intorno al tavolo ricoperto dalla tovaglia rossa e oro.
"Prego, accomodati" disse Giuseppe spostandole la sedia.
"... ma, non capisco... sembra quasi Natale... che succede?".
"Infatti, oggi è Natale. Lo è per noi" rispose lui con un sorriso e si sedette di fronte a lei "bevi la cioccolata e assaggia i biscotti: li ho fatti per te, per il nostro Natale".
"Ok, bevo. Non chiedo niente, tanto so che mi spiegherai. ... mmm... buona... non so cosa hai in mente, ma la cioccolata è ottima. Ora assaggio anche i biscotti e poi mi dirai che succede oggi, e come mai sembra Natale..."
Giuseppe beveva la cioccolata e la guardava da dietro la tazza, sorridendo con quegli occhi verdi che lei conosceva così bene da almeno 25 anni, cioè da quanto durava la loro amicizia iniziata quando frequentavano insieme le scuole elementari.
Posò poi la tazza rossa con stelle dorate sul tavolo e si alzò per prendere un pacchetto che era sul mobile alle sue spalle. Il pacchetto era in carta verde con disegni di Lupo Alberto vestito da Babbo Natale e lei rise vedendolo. Lo prese quasi con timore e guardò Giuseppe sollevando gli occhi per cercare conferma, come per chiedere se il regalo era suo e se poteva aprirlo. Lui annuì e lei iniziò a scartarlo.
Dentro c'era un'altra carta rossa ma le sue dita intuivano già cosa poteva esserci oltre quell'ultima carta e Maria si fermò, e di nuovo sollevò gli occhi castani sul viso di Giuseppe che si limitò ad incitarla alla scoperta del dono.
"Apri, su! Mica ti mangia, vedrai..."
Il quaderno verde uscì dall'ultima carta velina e si rivelò a Maria che aveva già capito cos'era dalla forma fin troppo conosciuta: il piccolo quaderno aveva la copertina sciupata dal molto uso ma per lei era come un tesoro da tanto tempo desiderato.
Giuseppe ci scriveva poesie e brevi storie che non aveva mai letto a nessuno.
Solo a Maria aveva letto alcuni brani di ciò che contenevano le vecchie pagine a quadretti e lei, molto colpita dalla delicatezza delle sue parole gli aveva chiesto di poterle
prendere in prestito per la recita di Natale dei bambini della scuola in cui insegnava.
Lui aveva risposto che non si sentiva di rendere pubbliche le sue parole e che le aveva finora condivise solo con lei e la cosa era finita lì.
Nessuno dei due aveva più accennato alla cosa e Maria si era anche dispiaciuta di avere fatto la richiesta sapendo quanto Giuseppe fosse riservato sulle proprie emozioni e come non ne parlasse con nessuno all'infuori di lei.
E ora il piccolo quaderno verde era nelle sue mani, e lei lo osservava timorosa di chiedere come mai era finito lì.
"Che significa? Questo è il tuo quaderno..."
"Ora è il tuo, per il tempo sufficiente a preparare la recita di Natale dei tuoi alunni e poi me lo riprenderò io... ci sono ancora tante pagine bianche da riempire."
"... no, so che non ti senti bene a far leggere ad altri le tue parole. Te l'avevo chiesto, ma poi ho capito che avevo sbagliato a farlo. So come sei riservato e non voglio che accetti solo per farmi contenta. Non è giusto, non l'userò per la recita... ma grazie lo stesso. Sei un tesoro ad averci pensato e ad avere organizzato questo Natale settembrino." e Maria si alzò per dargli un bacio sulla guancia e abbracciarlo.
"Io desidero davvero che tu usi le mie storie per la tua recita. Se ti può servire, se so che queste mie parole ti possono rendere contenta e soddisfatta del tuo lavoro, te le regalo. Sono tue, fanne ciò che vuoi" e Giuseppe si chinò ad abbracciarla di nuovo.
Maria si lasciò abbracciare e poi si tirò un po' indietro e guardando Giuseppe negli occhi verdi disse:
"Io ho già avuto il mio regalo e il mio Natale. Troverò dei libri per bambini e faremo una recita stupenda, ma le tue parole sono tue ed è giusto che tu le tenga dove ti senti di tenerle. Se per ora non sei pronto per condividerle con il mondo, io non lo farò. Lo farai tu, quando sarà il momento. Mi hai fatto un regalo grandissimo e io sono felice di questo e non cerco altro."
"Ma non ti ho regalato niente, visto che mi rendi le mie parole. Non so neanche farti un regalo!" Giuseppe sembrava dispiaciuto e perfino la renna sul suo maglione era diventata corrucciata, ma Maria lo prese per mano e lo portò vicino alla finestra:
"Vedi quel bambino laggiù? Sta ridendo perché il suo amico gli ha dato un pezzo del suo panino con il formaggio e a lui il formaggio non piace per nulla! E sai perché è contento? Perché il suo amico ha diviso qualcosa con lui. Di questo è contento: amicizia e condivisione. Queste sono le cose importanti. Il resto non conta. E oggi noi abbiamo condiviso molto, iniziando da un Natale inventato in settembre. E il mio regalo l'ho avuto quel giorno che mi hai fatto leggere il tuo quaderno. Buon Natale, Giuseppe."
"Buon Natale, Maria".
Dalla strada arrivò una risata che sembrava danzare nell'aria e loro si affacciarono di nuovo mentre i bambini si rincorrevano ridendo.
Forse anche loro sentivano nell'aria un annuncio di Natale.
- Morena
Fanti
- (10/12/2006)
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Il
Vecchio, il Nuovo
Sotto
le sferzate del vento gelido la misera baita sembrò
sussultare, destinata a cedere, vinta dalla furia
devastatrice. Un’altra ondata violenta, decisa a
spazzarla via, sbrindellata in mille frammenti tra le
vette candide che sollecitavano il cielo, si infranse
contro le assi di legno.
Lo
straniero entrò, spavaldo, senza bussare, aprendo la
porta con una spallata. Portava con sé l’irruenza
propria dei giovani. In maniche corte, nonostante la
tormenta, si guardava intorno con scatti nervosi, come a
cercare un nemico o a stanare una preda.
Il
Vecchio, accovacciato accanto al camino, in un angolo, con
le mani protese verso la fiamma, ebbe un tremito. Nemmeno
si voltò, stanco, rassegnato. Scosse la testa e mormorò
a fior di labbra un rituale, una specie di nenia trenodica:
"E’ scoccato il dardo. Son maturi gli acerbi
frutti, si piega lentamente il ramo. Anche le foglie
cadono secche, aspettano l’altra vita. E i racconti
attorno al focolare sono diventati ricordi, ricordi che
straziano il cuore. La puntina del grammofono scava solchi
profondi nell’anima e porta alla luce stridenti note di
perduta giovinezza. Passato è il tempo. Finito è il
tempo. Quanto dolore. La fiaccola lieve della candela si
spegne, inutile attendere ancora…è arrivata l’ora di
incamminarsi…" Poi, come scosso da un ultimo
sussulto vitale, appoggiandosi al suo bastone, si alzò in
piedi: "Sei arrivato! Pensavo di avere ancora tempo,
invece sei già arrivato. Pazienza". Si accarezzò la
candida barba, indugiando con delicata tenerezza.
"Sì,
sono arrivato. Se son qui, vuol dire che sono arrivato.
Purtroppo per te". Una voce come ghigno beffardo.
"Sono arrivato e per te non c’è più tempo".
"E’
vero, non c‘è più tempo. Tempo, tempo" ripeté
dolente il Vecchio, come volesse trattenerla tra i denti
quella parola sfuggente.
Il
Nuovo sorrise compiaciuto.
"Devo
andare. Com’è fuori?".
"C’è
bufera".
"Chissà
che freddo!".
"Non
per me".
"Sei
giovane tu, hai il sangue che ribolle. Io no, forse non
riuscirò a farcela, malandato come sono. Ma non
importa".
"Non
sono giovane, sono Nuovo. Nuovo. Capito?".
"E’
vero, è vero, non arrabbiarti. Nuovo, Vecchio, cosa vuoi
che sia. Si finisce di esser nuovi nel momento stesso in
cui si arriva. E nel medesimo istante si è già vecchi,
ti assicuro".
"Basta.
Vattene!".
"Vado,
ma tu cerca di essermi degno erede".
"Degno
erede! degno erede" gli fece il verso l’altro.
"Puah!" e sputò per terra con tutto il
disprezzo di cui era capace. Poi gli puntò addosso gli
occhi carichi di odio, penetranti come lame roventi, e
ringhiò: "nessuno ti rimpiangerà. Sei stato tra i
peggiori, nessuno ti rimpiangerà. Lo senti il fragore dei
petardi? Giù stanno festeggiando la tua morte. Senti come
gridano entusiasti? Ti scacciano."
Il
Vecchio ammutolì. Nel silenzio, l’eco dei botti
risuonava nitido, inclemente. Si coprì le orecchie con le
mani per non sentire. "Ingrati!".
"La
storia ti condanna" lo incalzò il Nuovo, e provò un
piacere sadico a vedere l’avversario prostrato,
stravolto, senza difesa.
Riuscendo
a trovare un lampo dell’orgoglio antico, il Vecchio
cercò di sottrarsi a quello sguardo inquisitore che non
gli concedeva tregua. "Non è vero!" si
ribellò. Ma aveva le lacrime agli occhi.
"Al
tuo nome sono legate guerre, disastri ecologici, le
barbarie più atroci. Vuoi negarlo?".
Il
Vecchio si accasciò, ben memore di tutto l’orrore cui
aveva dovuto assistere. La sua voce divenne un’implorazione:
"Basta! basta! Di quale colpe mi accusi? Cosa c’entro
io? Gli uomini hanno agito; loro sono la causa di tutto.
Io sono stato solo spettatore impotente".
"Vattene!"
gli urlò ancora il Nuovo. "Vattene, non mi fai
alcuna compassione". Strappò via dal muro il
calendario e lo lanciò tra le fiamme del camino.
"Anche questo non serve più ormai, è vecchio,
vecchio come te".
Lo
sfrattato provò una fitta lancinante nel petto, come se
gli avessero strappato il cuore, raccolse le estreme forze
e lentamente si rialzò avviandosi verso la porta. Prima
di abbassare la maniglia si voltò per l’ultima volta ad
accarezzare con lo sguardo la baita che era stata il suo
rifugio, il luogo stesso dove avveniva il passaggio delle
consegne. Un velo di tristezza gli scendeva negli occhi
umidi di pianto, pensava a quello che era stato, a ciò
che era andato perduto. Se solo gli uomini ottusi avessero
avuto un minimo di buon senso. Bah! A che serviva
rivangare il passato? E questo nuovo arrivato che lo
accusava, spietato, tracotante, pieno di astio. Eh,
avrebbe capito, del resto le prospettive non erano certo
rosee. Sì, avrebbe fatto esperienza sulla sua pelle. Non
lo invidiava affatto. Volle dirglielo: "Se è vero
che rappresenti il futuro non ti invidio. Provo pietà per
te e per ciò che ti attende".
Le
cime degli alberi tormentate dalle folate di vento gelido,
si piegavano ancora in un sinistro lamento. Sapeva che non
avrebbe avuto scampo, ma non gli importava di morire. Oh,
se fosse stato solo per quello.
Si
sentì richiamare. "Aspetta!" La voce del Nuovo
aveva perduto improvvisamente qualcosa della prima
baldanza. "Aspetta! Prima d’andartene, spiegami
cosa intendi dire. Credi di impaurirmi? Cerca di essere
più chiaro, ti concedo ancora qualche minuto". Si
smarriva adesso la sua voce, balbettava incerta, sperduta
nei meandri del dubbio. Come basta poco a trasformare
granitiche certezze in flebili angosce. Il Vecchio
rinchiuse la porta e con sollievo riassaporò il tepore
del camino. Poi disse: "Non è semplice dipanare il
filo della memoria senza rischiare di farlo spezzare. E’
così sottile".
"Provaci
lo stesso" urlò il Nuovo cercando maldestro di
riacquistare l’iniziale spavalderia.
Posando
il bastone e trastullandosi con la barba, ( come fossero
nascosti lì i ricordi, tra i tanti fili bianchi ) il
Vecchio inizio a raccontare a raccontare a raccontare…
Quanto
durò quella nenia? Quanto? Chi poteva scandire i battiti
del tempo, lassù, tra le vette ghiacciate che sfidavano
il cielo. Forse l’ululato del vento, che aveva imparato
i segreti del soffio perpetuo? O la notte timida, che
aveva ceduto il suo ruolo alla prorompente vitalità della
luce?
Si
sgrovigliava il filo, e le parole scorrevano. Si dipanava
il filo, e le fiamme del camino sprigionavano bagliori d’incantesimo,
tra filastrocche ammaliatrici. Delicati sussurri di
sirene, fanciulle dalla pelle di seta. E suoni, melodie,
arpeggi arcani. Si compirà il rito sacrificale e dal mio
sangue di vitello sgozzato rifiorirà nuova vita.
Radunatevi folletti dei boschi, danzate per me, tutti
insieme, voi che mi siete stati sempre vicini,
accompagnatemi nell’ultimo viaggio e rendete meno amaro
il mio commiato.
"Adesso
basta!" tuonò il Nuovo. Si sentiva la testa pesante,
come fosse uscito da un lungo sonno, da uno stato di
ipnosi. "Adesso basta!" e alzò la mano per
scacciare quel ronzio molesto ma, con sgomento, la sentì
stanca, priva di forze; e anche la voce che avrebbe voluta
imperiosa e possente, risuonò rauca, affannata. Il
Vecchio riprese il suo bastone, si rialzò, si diresse
alla finestra e rimase immobile a fissare la bianca coltre
di neve. Gli sembrò di scorgere qualcosa: un’ombra, una
figura agile che si avvicinava a grandi passi. "Sta
arrivando qualcuno" disse a voce alta. L’altro
sobbalzò sulla sedia. "Qualcuno? Come, qualcuno?
Cosa ti vai a inventare, vecchio pazzo".
"Sì,
sta arrivando. E come marci spedito! Eh, sono gambe
giovani, anzi nuove".
"Nuove!
Come può essere? Mi hai ingannato! Ti sei preso gioco di
me. Quanto è durato il tuo racconto? Quanto tempo?".
"Il
tempo è fiume che scorre verso il mare, indifferente alle
nostre miserie. Anche tu adesso hai le spalle curve e la
barba bianca".
"No!
No!" piagnucolava l’altro tastandosi sgomento nelle
rughe del viso.
La
porta, sotto la spinta di un’altra spallata possente, si
spalancò ancora ed entrò il Nuovo, mentre a capo chino i
vecchi inquilini si avviavano. I loro passi stanchi
affondavano sulla neve rendendo pietoso il caracollare
delle spalle ricurve e l’annaspare delle mani nel vuoto
per lo sforzo dell’incedere.
Salvo
Zappulla
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sereno Natale ed uno splendido 2007!!

Auguri
anche dagli amici
che
hanno aderito alla stessa iniziativa:
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E
con la partecipazione straordinaria della cara amica francese Marie
Noelle,
il Girotondo Natalizio diventa internazionale!!!

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Un
ringraziamento speciale anche a BiancoNatale
da cui ho prelevato tutti gli sfondi e parte delle gif . Come sapete
George sa scrivere a malapena, ma di grafica proprio non ne
capisce... un osso!
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