Il vecchio si svegliò di soprassalto, come se qualcosa d'urgente e importante l'avesse destato dal sonno. Steso nel lettone rimase in ascolto del silenzio che, profondo, dominava la foresta fuori, immersa nella neve. Si mise a sedere non senza una certa fatica, data la mole, e si guardò attorno con dolci languidi occhi assonnati, perplesso e meditabondo, come se qualcosa gli sfuggisse, perso in un frammento di ricordo che non voleva tornare a galla nel suo cervello: tutte quelle lettere sparse ovunque per la stanza e la montagna di giocattoli ammonticchiati dovevano pur avere un significato!

Riflessa allo specchio vide la folta barba bianca, la calvizie incipiente, il grosso nasone, il pigiama rosso.. Ancora dubbioso si strofinò leggermente il mento e, quasi sorridendo a se stesso, si chiese: "E chi sono io, Babbo Natale?"

Roberto Barbato

 

 

 

              

Buon 2005 

 

Tanti auguri di Buon Anno

E' scontato ma tutti lo fanno

Stavolta però voglio dire

Che l'anno che sta per finire

Non è stato proprio un granché

Per il mondo intero e anche per me:

Guerre, crisi, attentati

E tanti sogni dimenticati

Ma io sono ottimista di natura

E il domani non mi fa paura

300 e rotti giorni e neanche un lunedì

Questo 2005 io lo vedrei così

52 weekend senza andar troppo lontano

Passare la domenica a russare sul divano

12 mesi da dieci in pagella

Ad incantar la gente come Giucas Casella

Un anno tutto liscio come il cranio di Galliani

Un anno con Biancaneve finalmente sotto i nani

Vi auguro un bell’anno che sia emozionante

Un anno in cui magari cessi ogni guerra all'istante

 Buon anno a tutti voi lo dico con il cuore (rifatto)

E non rabbrividite a sentir parlar d’amore

Sempre freddo e distante chiuso nel mio mondo

L’ho scoperto solo ora cosa valgo nel profondo

Perché quando sto con voi e accenno un sorriso

Lo leggo nei vostri occhi che vi sentite in Paradiso

Per un attimo mi concedo poi mi chiudo come un riccio

Mi arrabbio sempre tanto e finisce in un pasticcio

Ad alti e bassi insieme a me, ogni giorno è differente

È per questo, amici miei, che vi amerò per sempre.

Alfiererosso

Gli auguri

 

Gli amori più belli sono quelli non detti

quelli che non ti aspetti

sono quelli che arrivano all'improvviso

e riescono a strapparti un sorriso

sono quelli inattesi

non previsti, non pretesi

sono quelli che in fondo

abbracciano il mondo

sono i pensieri sobri e sinceri

che riserviamo agli amici veri

sono le parole dette col cuore

nascono in sordina e non fanno rumore

nessun gesto eclatante

o fregio scintillante

soltanto il bisogno

di lasciare un segno

un gesto così, come viene

anche se recita il solito

...ti voglio bene. 

 

Alfiererosso

 

 

Natale

 

Ci incontreremo in sogno io e te

nel Natale più bello della nostra vita

io ti donerò un sorriso

e tu una carezza al viso

 

Ci incontreremo in sogno io e te

nel Natale più bello della nostra vita

e sarà così grande l'emozione

che ne faremo una canzone

 

Ci incontreremo in sogno io e te

nel Natale più bello della nostra vita

tra mille lucciole amanti

su un albero stellato.

 

Carlo Bramanti

        

    PENSIERI SOTTO L'ALBERO...

 

SCRIVIAMONE TUTTI UNO E CERCHIAMO IL MODO DI REALIZZARLO...

 

 

A volte,in questo vuoto soffocante,mi domando che cosa ci faccio qui. Non trovo un senso, un significato, non trovo una ragione alla mia sofferenza, al mio malessere. Mi rendo conto che non è facile capirlo. E' solo che la vita mi sembra così difficile, senza un senso. Alzarsi dal letto ogni mattina, avere di continuo voglia di stare da qualche altra parte, subire l'indifferenza degli altri, fare ciò che non si vuole, non avere nessuna possibilità e sentirsi sempre nel posto sbagliato. Mi sento così e anche peggio di così. A volte però mi accorgo che sta per arrivare il Natale, e penso ad un momento unico d'amore e di comprensione, di pietà per tutto e per tutti. E vorrei tanto ritornare bambina e pensare solo alle lunghe vacanze da scuola, alle abbondanti nevicate ed al buffo pupazzo di neve da fare, all'albero di Natale

da addobbare, ai regali da desiderare e poi da scartare, al pranzo di Natale con tutti i cuginetti. Certo,  datemi ragione, crescere ha degli svantaggi.

Diventare grandi è una fatica abnorme e mi sembra anche inutile la maggior parte delle volte. Crescere e non poter essere quello che si è, avere sempre tutti e tutto contro come una legge, fa male ed anche il Natale purtroppo, non è più quello che era una volta. Ormai viviamo in famiglie che non ci vogliono e purtoppo nostro malgrado pur essendo sani ed intelligenti non riusciamo ad andarcene perché ci manca un lavoro, una casa nostra ed una famiglia nostra, dove forse essere quello che siamo conterebbe qualcosa per qualcuno. E' così che mi piacerebbe vivere il Natale per essere felice, nella mia nuova famiglia frutto del mio amore, dei miei sforzi, dei miei sacrifici e delle mie idee. Poter essere importante ed un sostegno per qualcuno per me sarebbe vitale, dare amore, gioia e serenità sarebbe la mia serenità, ed anche la mia ragione di vita.

E' questo che vorrei da questo Natale: riuscire ad essere forte, riuscire a prendermi quello che voglio,riuscire ad essere veramente me stessa e riuscire a non avere paura di desiderare la mia vita, e soprattutto riuscire a non avere paura di costruire la mia vita.

Giovanna Palo

 

 

 

 

Solo un uomo 

 

 

Adesso era mortalmente stanco. Dopo aver inviato un ultimo disperato messaggio senza sapere se il gigaradiomail funzionasse e non si fosse invece scassato nel brusco impatto, il comandante Florian Lujsius della V flotta spaziale planetogalattica si era messo a camminare in quella landa desolata, fuori da ogni rotta del Vasto Impero: era sperso da qualche parte nel deserto ghiacciato di Iris, la luna nera di RhoBeta54, sedicesimo pianeta dell'allineamento postcosmico. Aveva freddo e desiderava solo fermarsi e stendersi. Certo sapeva quanto pericoloso fosse: avrebbe potuto ghiacciare e morire assiderato in breve tempo. La tuta termica pareva resistere, ma l'ossigeno? Per quanto ne avrebbe ancora avuto? Da quanto era fuori? Ed il freddo che sentiva, non era forse segno che c'era qualcosa che aveva preso a mal funzionare? Sentiva le forze venirgli meno, e si diede dell'imbecille per il fatto di essersi spinto così lontano a collaudare quel prototipo. Che bisogno c’era di valicare il Laurel Canyon e spingersi in quell’imbuto conosciuto come ‘Il Gradino più stretto del Cielo?’. Guardò l'astrodatario da polso che indicava 25 dicembre 2.954 tempo terrestre, anno 17.980 tempo astrosiderale convenzionale. Respirava meno bene, ora. Gli sembrava di fare una gran fatica, aveva un senso di nausea, si sentiva soffocare in quella tuta, come se stesse "bollendo dal freddo". Si guardò attorno voltandosi su se stesso, un po' impedito nei movimenti dalla tuta e dal globo di plaxtomoplen che aveva a protezione della testa. Tutto era completamente solitario, privo di vegetazione, una immensa distesa di ghiaccio e pulviscolo nevoso. Scrutò il nero orizzonte alla ricerca della luce blu della squadra di soccorso. Niente, nessuna luce in arrivo, nessun segno di vita. Impressionante tutto quel bianco che sbucava all'improvviso dalle tenebre che avvolgevano quella strana fredda luna che non vedeva mai nessuna luce di nessun sole. Riguardò l'astrodatario: 25 dicembre... Gli venne in mente una storia antica, una favola che aveva sentito narrare da bambino. "Il 25 dicembre... ma di quanto tempo fa?... si festeggiava qualcosa... ma cosa... " Cos'era? Un compleanno, il ricordo di qualcuno che era vissuto sul suo pianeta, la Terra, tremila anni prima, una divinità. Si lasciò cadere piano sulle ginocchia. Nell'era in cui viveva non c'era spazio per le credenze religiose, cose lontanissime nel tempo delle quali rimanevano solo poche frammentarie tracce nei testi antichi. Eppure egli adesso sentiva questo bisogno, quasi l'urgenza di rivolgersi a qualcuno mentre desiderava disperatamente che il suo ultimo messaggio fosse riuscito a filtrare gli asteroidi Laserium Floyd e le nebulose di Taylor e giungere alla stazione base. Un pensiero, quasi una preghiera gli salì alle labbra. "Io lo so Signore che Tu mi sei vicino, luce alla mia mente, guida al mio cammino, e non mi sembra vero di pregarti così..." Si stupì di se stesso, delle parole che stava mormorando. Chiuse un attimo gli occhi: era lì solo e aveva paura. Ricordava la nenia che il bisnonno gli cantava quand’era piccino , la storia di un Dio-Trinità "Padre di ogni uomo e non ti ho visto mai, spirito di vita e nacqui da una donna, figlio mio fratello e sono solo un uomo..." Gli girava la testa, l'ossigeno stava terminando. Si stese, incurante del fatto che questo forse significava la fine, gli occhi rivolti verso l'alto nero della notte perenne. Sentiva che si stava lasciando andare. Eppure la squadra lo stava cercando, ne era certo, stavano arrivando i soccorsi, l'avrebbero trovato. "Mano che sorregge, sguardo che perdona... eppure io capisco che tu sei verità." Qualcosa di bianco gli colpì l'esterno del casco: si trattava di esili fiocchi, era iniziato a nevicare. La neve l'avrebbe presto ricoperto, tra poco non avrebbe più avuto freddo, stava là, disteso, sperduto e perso, e stava morendo mentre aspettava di scorgere nel buio la luce blu dei soccorsi. "Sì lo so Signore, che sono solo un uomo... che la vita era un dono... avrò il coraggio di morire anch'io?...". A casa, sulla Terra, era il giorno di Natale.

 

Roberto Barbato

 

 

CHE BELLO PENSARE CHE IN TUTTO IL MONDO SI FESTEGGIA IL NATALE... CURIOSIAMO IN CHE MODO...

 

Tante lingue per dire Buon Natale

 

Arabo: Idah Saidan Wa Sanah Jadidah; Bulgaro: Tchestita Koleda; Catalano: Bon Nadal i feliç any nou Ceco: Prejeme Vam Vesele Vanoce a stastny Novy Rok Cinese: (Cantonese) Gun Tso Sun Tan'Gung Haw Sun Danese: Glædelig Jul  Ebraico: Mo'adim Lesimkha. Chena tova ; Finnico: Hyvaa joulua Francese: Joyeux Noel Giapponese: Shinnen omedeto. Kurisumasu Omedeto Greco: Kala Christouyenna Islandese: Gledileg Jol Inglese: Merry Christmas Irlandese: Nollaig Shona Dhuit, o Nodlaig mhaith chugnat Latino: Natale hilare et Annum Faustum! Norvegese: God Jul, o Gledelig Jul Olandese: Vrolijk Kerstfeest en een Gelukkig Nieuwjaar! o Zalig Kerstfeast Polacco: Wesolych Swiat Bozego Narodzenia o Boze Narodzenie Portoghese:Feliz Natal Romeno: Sarbatori Vesele Russo: Pozdrevlyayu s prazdnikom Rozhdestva is Novim Godom Serbo: Hristos se rodi Slovacco: Vesele Vianoce Spagnolo: Feliz Navidad Svedese: God Jul

Tedesco: Froehliche Weihnachten Turco: Noeliniz Ve Yeni Yiliniz Kutlu Olsun Ukrainino: Srozhdestvom Kristovym Ungherese: Boldog Karácsonyt

 

 

IL NATALE NEL MONDO

 

 Messico

 

La settimana di Natale viene celebrata in tutto il Paese con le “posadas”, a ricordo del pellegrinaggio di Giuseppe e Maria in cerca di un posto dove far nascere il bambino. Ad accompagnare questa processione ci sono anche numerosi bambini che bussano di porta in porta per cercare un riparo per Giuseppe e Maria.

Alla fine di questa processione vengono organizzati grandi pranzi durante i quali si rompono le “pentolacce” o "piñata" , fatte di cartapesta e contenenti frutta, canditi e dolci.

 

 Argentina

 

Anche se l' Argentina è all' altro capo del mondo, si può dire che il Natale viene festeggiato come in Italia. L'unica differenza è che in Argentina a dicembre è piena estate. Il giorno più importante è il 24 dicembre, dove la sera si riunisce tutta la famiglia e solitamente si mangia l' asado (carne alla brace). Poi si brinda con panettone e spumante. Naturalmente nelle case si addobba l' albero di Natale, un albero di plastica, perchè quello vero si seccherebbe subito. Fino a pochi anni fa i regali li portavano i Re Magi a gennaio e i bambini lasciavano fuori dalla porta una scarpa e un pò di acqua e dell' erba per i cammelli.

 

 Canada

 

In Canada si usa decorare la casa con addobbi natalizi come corone di alloro, luci colorate e con l' albero di natale. La settimana prima di natale si scrive la lettera a Santa Claus per dirgli quali regali si desiderano ricevere. I bambini appendono anche delle calze in modo che Babbo Natale le possa riempire con caramelle e cioccolatini. In alcuni paesi esiste ancora la tradizione per i bambini di andare a cantare di casa in casa le canzoni natalizie. Come compenso ricevono qualche moneta, o dei dolcetti o qualcosa di caldo da bere (da noi a Natale fa veramente freddo e spesso è tutto ghiacciato). Il pranzo natalizio tradizionale consiste nel tacchino ripieno con contorno di patate e salsa di mirtilli. In alcune famiglie invece del tacchino si usa cucinare l' anatra arrosto.

 

Ungheria

 

S.Nicola, 6 dicembre

S.Nicola - in ungherese: Miklós, da cui viene il nome Mikulás, inteso come Babbo Natale.

Al contrario delle tradizioni anglosassoni, Mikulás non viene a Natale, ma il giorno del suo onomastico e porta solo dolci (impacchettati in una bustina rossa) ai bambini buoni e fraschette dorate ai cattivi (naturalmente ogni bambino riceve i dolci, e le fraschette solo per scherzo :)). In questo senso somiglia alla Befana italiana.

 

Natale, 24-26 dicembre

Similmente ad altri paesi europei, si usa addobbare l'albero di Natale, ma solo alla Vigilia di Natale e non prima. Come addobbi si usano anche dolcetti (in genere cioccolatini) a forma ovale, impacchettati in carta lucente. I bambini trovano il regalo (che non viene attribuito a Babbo Natale, ma al bambino Gesù) sotto l'albero la stessa sera. A mezzanotte si va alla messa.

 

Spagna

 

A Barcellona è costume il 28 dicembre fare scherzi a qualcuno. I regali se li scambiano il 06 gennaio quando arrivano "los Reyes", cioè i re magi, che naturalmente fanno un arrivo alla grande con quella che si chaima "la cavalcata de los reyes"; ce ne sono varie in tutte le città spagnole, in Barcellona stessa ce ne sono diverse anche se la maggiore li fa partire dal mare per finire poi al Parco della ciuttadella. In quel giorno sfilano quindi carri bellissimi con i re magi sopra che distribuiscono caramelle tirandole giù dal carro; tutti li aspettano a corteo e li seguono raccogliendo dietro il loro passaggio caramelle di ogni tipo. Adesso anche Babbo Natale con il consumismo comincia a portare qualche regalo la notte di Natale, però essenzialmente tutto si svolge il 06 gennaio.

 

Polonia

 

In Polonia l' albero di Natale si addobba il giorno della vigilia, cioè il 24. Ed in questo giorno si mangiano solo cibi magri come il pesce o la verdura e comunque non si usano i grassi come burro o olio neanche per fare i dolci. In questa stessa notte arriva anche Babbo Natale e porta i regali ai bambini. Spesso a Natale c'è la neve e a molti piace andare fuori per accendere un bel fuoco ed arrostire delle salcicce mentre i bambini vanno con lo slittino.

 

Gran Bretagna 

 

In Inghilterra le tradizioni natalizie non si distaccano molto da quelle degli altri paesi. Per i bambini natale comincia già a novembre quando iniziano a scrivere la lista dei regali che vogliono ricevere e i negozi addobbano le vetrine con temi natalizi. Da dicembre si inizia ad aprire il calendario dell'avvento e due settimane prima di natale si inizia a decorare la casa e l'albero, che viene abbellito con luci e fiocchi. La sera della vigilia, i bambini appendono delle calze per Father Christmas e per ringraziarlo dei regali gli lasciano un bicchiere di latte e un dolce (mince pie) e per la renna Rudolph lasciano anche una carota. Il giorno di Natale è il più bello perchè si aprono tutti i regali che Babbo Natale ha lasciato dentro un sacco sotto all' albero. Il giorno di Natale si sta insieme ai parenti e si mangia tacchino ripieno accompagnato da mirtilli e per dolce si prepara sempre il Christmas Pudding o Christmas Cake. Alle 3 del pomeriggio in televisione c'è sempre il discorso della Regina.

 

Irlanda

 

Un tempo la caccia allo scricciolo era tradizione seguita il 26 dicembre in tutta l'Irlanda.

Il motivo di tanto accanimento contro questo uccellino è da ricercare nella leggenda che accompagna il martirio di Santo Stefano. Si narra infatti che il Santo si fosse nascosto dietro un cespuglio per sfuggire ai suoi persecutori, ma fosse stato scoperto a causa di uno scricciolo che volò via dal nascondiglio svelando quindi la presenza del martire. Per questo motivo il 26 dicembre di ogni anno, gruppi di uomini ricordano questo episodio, fingendo di dargli la caccia, di catturarlo e poi di condurlo legato ad un bastone di casa in casa cantando e facendo la questua.Naturalmente è solo una finzione: oggi nessuno scricciolo deve temere per la propria incolumità, ma è comunque costume diffuso che uomini mascherati con abiti vecchi vadano di casa in casa offrendo canti ed intrattenimento.

 

Austria

 

In Austria il periodo natalizio inizia con l'avvento.

In questo periodo si preparano diversi biscotti e un pane speziato, chiamato "Früchtebrot" e si addobba la casa. In molte case c'è una corona d'avvento con quattro candele che vengono accese le quattro domeniche prima di Natale. Molti bambini hanno un calendario dell'avvento per contare i giorni fino a Natale. Ogni giorno aprono una finestra, dietro la quale si trova una piccola sorpresa.

In questo periodo alcuni bambini scrivono una lettera a "Gesù Bambino" con i loro desideri per Natale.

Il 5 o 6 dicembre arriva San Nicola, spesso accompagnato dal "Krampus",che porta dei piccoli regali ai bravi bambini. A Salisburgo e nei dintorni c'è anche l'usanza del passaggio dei "Perchten".

Una tradizione in Austria sono i mercatini di Natale durante il periodo natalizio per sentire una festosa atmosfera natalizia. A Salisburgo non si può dimenticare la tradizione del "Canto d'Avvento" (Adventsingen). È uno degli appuntamenti culturali più famosi del periodo prenatalizio.

La vigilia di Natale l'albero di Natale viene addobbato con stelle di paglia e candele. Tutta la famiglia si riunisce intorno all'albero per lo scambio dei doni.

 

Giovanna Palo

 

 

ALLA FINE

 

Giacomo stava seduto sulla poltrona del salotto della sua abitazione ed il calore proveniente dal fuoco nel camino, lo investiva piacevolmente in tutto il corpo. Aveva lo sguardo fisso su un album fotografico chiuso poggiato sul tavolino basso di fronte a lui. La copertina era in similpelle e di colore rosso con dei disegni in rilievo che ricordavano un grosso rosone, come quello che sovrasta la porta d’ingresso di un Duomo costruito in epoca rinascimentale.

Forse non era molto elegante, pensava tra sé Giacomo, ma quel particolare disegno era anche legato ai ricordi. Ricordava anche quando l’aveva aperto per l’ultima volta, alcuni mesi prima. Strinse gli occhi, come a non far fuggire i pensieri che lo stavano assalendo in quel momento. Pensieri legati a dei ricordi che percorrevano, indietro nel tempo, attimi di vita fino a quando conobbe una donna che sarebbe poi diventata sua moglie.

La donna in questione si chiamava Chiara. Era stata allegra fin dal primo incontro, con un sorriso splendido ed ammaliante, con una voce calma ed un tono dolce. Giacomo era stato colpito subito dal suo modo di fare e dall’aspetto fisico. Ricordava ancora i suoi morbidi capelli corti lisci e castani, gli occhi marroni che a seconda della luce a volte diventavano molto scuri. Aveva la pelle liscia e profumata come i petali di una rosa.

Giacomo ricordava, ancora oggi, il sapore delle sue labbra e la tenerezza dei baci che si erano scambiati negli anni in cui avevano fatto coppia. Il loro matrimonio era sempre stato piuttosto tranquillo ed erano andati sempre d’accordo. Anche quando lei perdeva la calma per l’indolenza e la svogliatezza di Giacomo in alcuni fine settimana che passavano in casa, riuscivano a discutere sempre con la calma necessaria e non alzavano la voce. In genere le liti erano state sempre brevi e la riappacificazione sempre piacevole. Quando accadevano le liti, finivano poi sempre a far l’amore con molta passione.

Un sorriso sulle labbra di Giacomo ed una piccola lacrima scese dall’occhio destro mentre ora ripensava a quei dolci momenti. Seguì un dolore acuto allo stomaco, come un improvviso morso ed una sensazione di tristezza lo pervase, facendo piombare Giacomo in una disperazione improvvisa. Il silenzio assoluto della casa e della stanza era interrotto solo dai leggeri sospiri e dai sommessi singhiozzi di Giacomo.

Chiara lo aveva lasciato solo alcune settimane prima in una giornata autunnale piena.

Lui era uscito come tutte le mattine per andare al lavoro e si erano salutati come tutte le mattine. Un lungo bacio ed un abbraccio molto passionale dopo la colazione veloce fatta di latte, biscotti e caffè. Giacomo aveva trovato più traffico del solito, come accade nei giorni di pioggia in città. Dietro ai vetri perlati dalle gocce di pioggia, volti tesi e preoccupati di persone che hanno il problema di giungere sul posto di lavoro senza ritardo, ma inutile sperare in simili giornate.

Nei ricordi confusi di Giacomo solo immagini sbiadite della giornata e della situazione. I problemi sembravano girargli intorno quel giorno. Improvvisa una telefonata di Chiara durante l’orario di lavoro.

Poche frasi spezzate, parole non comprese con lacrime non viste che rigavano un volto solare e dolce scolpito nella mente di Giacomo. Una frase netta nelle orecchie e nella testa che ancora oggi lascia increduli.

"Giacomo, ti lascio per sempre perché non ti amo più."

Ecco quello che gli rimaneva dopo anni di autentico amore. Almeno lui aveva sempre creduto così. Le ragioni di questo addio? Giacomo cercava una risposta plausibile alla domanda ed aveva provato a chiedere a Chiara. Nessuna risposta gli era stata data. Da quel giorno era sparita dalla sua vita e non aveva più sentito la sua voce.

Chiara era rimasta un’immagine che non sbiadiva nel tempo ed una voce dolce nel profondo dell’anima.

Giacomo non avrebbe immaginato mai che l’amore tra lui e Chiara sarebbe finito improvvisamente. Non voleva e non poteva ancora credere a questa cosa. Aveva immaginato di tutto, ma non conosceva l’angoscia che l’avrebbe preso sempre di più e nel profondo dell’anima.

Il suo mondo era crollato il giorno della telefonata di Chiara e si era ritrovato tante briciole della sua vita nelle mani e nel cuore. Dopo quella telefonata, Giacomo era sparito anche dal lavoro con un certificato medico che accertava la necessità di un periodo lungo di riposo dovuto ad un esaurimento nervoso. Giacomo si trovava a vegetare nella casa vuota, in certi momenti delle sue giornate, ed ogni cosa gli ricordava la donna che aveva fatto parte della sua vita.

Chiara era stata in grado di riempire i vuoti improvvisi delle giornate di Giacomo e solo ora ne era consapevole. Non aveva più la forza di guardare le foto che erano contenute nell’album fotografico. Il camino veniva acceso solo per ritrovare un po’ del calore perduto.

Giacomo pensava a come, in certi momenti della propria vita, si possano trovare dei surrogati per tornare a provare le sensazioni dei momenti in cui era presente Chiara.

Era consapevole di questo e non poteva certo continuare così per altro tempo, visto anche che non era più giovane. Giacomo non poteva pensare ad una vita da trascorrere in solitudine.

Fotogrammi di vita insieme apparivano nelle notti insonni, vacanze e festività passate allegramente che ora sembravano lontano, lasciando un sapore amaro nella bocca.

Il Natale era vicino: mancavano appena due settimane e questa volta non avrebbe regalato nulla a Chiara.

Non avrebbero passato insieme la vigilia del Natale, come fatto negli anni passati. Questo sarebbe stato un Natale diverso, da passare con la sua famiglia, se ancora ne aveva una. Giacomo s’era convinto che la presenza di Chiara, negli anni a venire, gli avrebbe riempito la vita in tutti i modi ed avrebbe preso il posto della sua famiglia d’origine. Non esisteva nulla al di fuori di Chiara e di quello che faceva.

Giacomo non si era reso conto che si era annullato completamente in onore dell’amore per quella donna che l’avrebbe poi lasciato da solo.

La famiglia di Giacomo era stata sempre paziente, comprensiva ed immaginava i suoi genitori che dicevano in tono rassegnato: "Lo sapevamo che non ti avrebbe fatto felice!"

Infatti ora, Giacomo, aveva il timore di telefonare alla mamma ed al papà per dire che sarebbe andato da loro per le festività natalizie. Senza dare troppe giustificazioni e spiegazioni, avrebbe detto di un viaggio improvviso di Chiara da certi parenti che non stavano bene, con la conseguenza di rimanere da solo e trovare compagnia per passare i giorni festivi. Giacomo immaginava le espressioni increduli dei parenti tutti. Le domande a trabocchetto, i sorrisi ironici, i visi stupiti alla notizia ed i commenti alle sue spalle.

Non avrebbe retto molto a lungo alla tensione ed alle menzogne.

Era meglio la verità e sperare nella comprensione usuale dei suoi genitori e dei parenti tutti.

Ora, non poteva fare altro che piangere silenzioso e sentire le lacrime scivolare sulle guance del suo viso infuocato dal calore. Giacomo sentiva le orecchie bruciare, le labbra secche e gli occhi che facevano male. Un leggero ronzio interruppe la sua angoscia.

Stordito nei pensieri e lento nei movimenti, cercava nella stanza il punto di provenienza del ronzio, che aumentava di tono con il passare dei secondi. Un ronzio ed una strana vibrazione lontana si alternava agli schiocchi della legna nel camino. Giacomo intuì improvvisamente che era il suo cellulare.

Il ronzio e la vibrazione s’interruppero improvvisi per riprendere ancora a distanza di qualche secondo. Allora fece in tempo ad individuare il punto di origine dei suoni. Giacomo si alzò di scatto dalla poltrona e si diresse veloce verso un ripiano della libreria cha aveva in fondo alla stanza, sulla sua destra. Venne preso da una improbabile speranza che svanì immediata quando vide il numero sul display e sentì la voce nel suo telefonino. Aveva sperato per un istante che si trattasse di Chiara che lo chiamava per informarlo sul suo ritorno a casa.

Una speranza frantumata e molto lontana, perché invece si trattava di suo padre.

Giacomo cercò di dare tono alla voce con un leggero colpo di tosse e rispose come se stesse poco bene.

"Ciao papà! Io bene. Tu come stai?" Rispose Giacomo al saluto.

"Si….certo….stai tranquillo…..non ci sarà…è fuori…va bene….io ci sarò…saluta mamma!" queste furono le parole che Giacomo riuscì a dire conversando brevemente con suo padre, con delle pause a seconda di quanto gli veniva chiesto e detto dall’altra parte del telefono.

Il papà aveva invitato Giacomo e Chiara a passare le feste di Natale insieme e naturalmente non conosceva ancora che Chiara aveva lasciato Giacomo e probabilmente avrebbero divorziato nel tempo.

Giacomo aveva cercato di dire il minimo possibile, ma almeno aveva avvisato che sarebbe stato da solo e questo gli sarebbe servito per lanciarsi nel dire la verità su Chiara, a tutti i parenti. Poi sarebbe stato a giustificare e spiegare in modo approfondito ed al momento opportuno.

Giacomo doveva trovare il coraggio e la volontà di spiegare quanto accaduto per ritrovare una serenità che sembrava ora persa. Giacomo sentiva dentro di sé la consapevolezza di uscire dal tunnel in cui si trovava, affrontando la vita senza avere al suo fianco Chiara. Sarebbe stata dura e sentiva che ce l’avrebbe fatta, anche da solo.

L’atmosfera natalizia lo avrebbe per il momento aiutato e poi il tempo lo avrebbe aiutato nel curare le ferite dell’anima. Giacomo sentiva questa nuova ed imprevista forza dentro al suo petto, dentro alla mente e nelle gambe. La reazione giunse inaspettata e finalmente dopo giorni di malinconia, un piccolo sorriso apparve nuovamente sulle labbra dell’uomo che si era momentaneamente smarrito. Un sorriso di convinzione e non di ricordi.

Il calore che Giacomo sentiva sul volto, era il sangue che circolava nuovamente ed aveva riattivato alcune funzioni del suo corpo. Sentiva anche che avrebbe perdonato Chiara per quello che gli aveva fatto e dentro di sé le augurò di essere fortunata e di trovare qualcuno che l’avrebbe amata almeno quanto lui.

Un atto d’amore, forse estremo, a dimostrazione che l’amore può tutto…anche perdonare una grande sofferenza legata ad una fuga ed all’abbandono improvvisi. Giacomo non stava meglio di prima perché sentiva ancora dei crampi allo stomaco, ogni volta che pensava a Chiara, ma almeno stava iniziando a pensare ad altro ed a trovare delle cose da fare.

Era un bel passo avanti rispetto ai giorni precedenti. Giacomo si sentiva come un leone ferito che si lecca le lacerazioni sul mantello e che da un momento all’altro si sarebbe rimesso in piedi, anche barcollando, consapevole di affrontare eventuali lotte e battaglie e rimanere ancora in piedi. Questa nuova consapevolezza lo aveva colto di sorpresa perché arrivata inaspettata ed in un momento di gran confusione mentale e sentimentale. Doveva raccogliere le proprie forze e rimettere insieme i piccoli pezzi della sua vita che ancora valevano qualcosa e ricominciare a vivere.

L’avrebbe fatto di sicuro e lanciò l’album fotografico nella fiamma giallastra e calda. L’album prese fuoco lungo i bordi ed iniziò a fare un fumo scuro che invase presto tutto il camino. Le pagine si accartocciarono tra loro e le foto che s’intravedevano presero a bruciare in un attimo. Giacomo era sempre più sicuro che non sarebbe rimasto più nulla del suo passato che tanto aveva amato e che ora non odiava più.

Sorrise liberandosi dell’angoscia portata fino a quel momento e dirigendosi verso la finestra della sua casa, gettò uno sguardo alla via sottostante che era gremita di persone, che come impazzite volevano raggiungere i negozi illuminati e pieni di merce per fare il regalo di Natale.

Alla fine anche lui aveva fatto un piccolo regalo a sé stesso: doveva rinascere e lo avrebbe fatto da quel momento.

( Franco Fornaro - 10 Dicembre 2004 )

 

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