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Divertissement

Certe volte una parola straniera sembra più efficace e incisiva. Questa è una parola che racchiude da sola, lo spirito del nostro sito e del nostro lavoro. La scusa per la preparazione di questa pagina si deve all'arrivo in "scriveregiocando" di Antonella Pizzo. Antonella ci ha sorpreso con delle microsceneggiature comiche e con dei giochi di parole. Sorrideremo insieme, leggendoli.

Parlando di giochi di parole, eccone uno che è soprattutto un "gioco di lettere"

Alfa & beto

All’alba danzando vestita di alghe

Ballando fra onde di un mare ruggente

Cogliendo conchiglie di candida perla

Dal vento strappate le candide vesti

Erravo vagando fra scogli nerastri

Facevo da scudo a saette taglienti

Gemente dal mare delfino spiaggiato

Ho visto con occhi di lacrime amare

Invano cercando la sua giusta rotta

La schiena spezzata la testa contorta

Mangiava la spiaggia e pugni di sale

Non so se è la terra che è nemica mortale

Oppure è il mare che più non ti vuole

Potremmo salpare per lidi più chiari

Quadranti e sestanti potremmo studiare

Rollando le prue cazzando le rande

Sciogliendo le vele tirando le cime

Tra squali voraci

Unendo le forze

Vagando per mari

Zirconi volendo potremmo pescare!

 

 

Zappando la zolla in un'afosa mattina

Voleva godere della brezza marina

Un vento una bava o di un po' di corrente

Tra zeffiri e rose veleggiò la sua mente

Stremato e' il suo corpo la bocca asciugata

Rigata la fronte la camicia bagnata

Qualunque giornata per lui e' cosa greve

Piantava le fave e anelava la neve

Oceani 20 - 3 spiagge - 1 scoglio

Neppure un momento io qui stare voglio

Mia madre non volle che andassi per mare

La terra per sempre mi fece zappare

I mari e gli oceani ne ho sentito narrare

Ho visto in un sogno che là devo andare

Gettando la vanga fra onde possenti

Facendo una corsa fra scogli pungenti

E' chiaro che lui non sapeva nuotare

Da quando era nato ha dovuto zappare

Comunque lo fece quel tuffo agognato

Balene e delfini lo hanno salvato

Adesso ha sposato la figlia del mare.

...Ma sogna la zappa e i ceci piantare!

Antonella Pizzo

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26 settembre 2003 - Davide Riccio, già presente con alcune sue poesie nella pagina 'Amici', ha scritto anche molte opere di carattere meno serioso. Ne è un esempio questo 'divertissement':

MORTA LA PERIFRASI 

(25 dicembre 2002)

Odo festante un botto
che pur detonando rallegra
e nessuno uccide,
ma in fuga mette
dal mio fido amico d'amor costante
gli alati silenti fratelli
Morfeo, Fobetore e Fantaso:
spaurito e ignaro si ridesta
ed ambe le orecchie,
che drizzate avea da prima,
cader lascia seduto e sgomento
là dove i potenti di Persia
sedevano un tempo.

Insomma, un petardo scoppia
e spaventa il mio cane
che si drizza sul divano.

Però, morta la perifrasi
- balaibalan dei sacri vati insuperabili -
come farci ancor di poco o niente una poesia?

Note.

La circonlocuzione in luogo della parola specifica, del nome proprio, dell'espressione diretta, è stata per secoli uno dei più importanti strumenti del linguaggio poetico. Tutti i poeti, fino alla fine dell'Ottocento e al Novecento, hanno fatto ricorso alla perifrasi ogni volta che occorreva evitare il termine realistico, tecnico o quotidiano. Come ricorda Francesco Sarri, ancora nell'Ottocento un maestro di retorica dava ai suoi discepoli il consiglio di aborrire le idee basse, che rammentino cose a noi troppo vicine. "Non dirai amore, ma il bendato arciere; non il vino ma liquor di Bacco; non il leone, l'aquila, ma la regina de' volanti, il biondo imperator della foresta; non l'acqua, ma il liquido cristallo. Etc.).
Un altro esempio: prima che Guido Gozzano osasse chiamare il caffè col suo nome, il Parini, costretto a parlarne per la prima volta nei suoi versi, lo chiamò "la nettarea bevanda ove abbronzato / fuma e arde il legume a te d'Aleppo / giunto e da Moca."! 
Il fatto che io abbia scritto questo divertissement è perché gran parte delle poesie classiche, considerate patrimonio "insuperabile" ancora oggi, stringendo, in realtà, spesso, non dicono che poco più o lo stesso del "petardo che scoppia / e spaventa il cane / che si drizza sul divano", e tutta l'arte poetica si complica in circonlocuzioni incomprensibili senza note a pie' di pagina, senza contare la  metrica e la stilistica. Nonostante un secolo e più di sliricizzazione, ancora oggi c'è chi aborre la parola specifica, il nome proprio, l'espressione diretta, pensando che ciò non sia poesia creando altre perifrasi di effetto più moderno, ma non meno ridicolo.

Morfeo, figlio favoloso di Hypnos e della Notte, è una divinità dei sogni che assume sembianze umane. I suoi fratelli sono Fantaso, che procura sogni di case e paesaggi, e Fobetore o Icelo, che assume forme di animali.

Poiché il mio cane si chiama Ulisse, ho qui citato Argo, il cane di Ulisse dal passo dall'Odissea XVII:  "Com'egli vide il suo signor più presso, / e, benché tra que' cenci il riconobbe, / squassò la coda festeggiando, ed ambe / le orecchie, che drizzate avea da prima, / cader lasciò.

Balaibalan: E' un idioma sacro e segreto degli iniziati della setta dei dervisci Horufi (XVI secolo), analoga per sintassi alla lingua araba, prima lingua artificiale sviluppata volutamente dall'uomo, a tavolino.

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Ecco una micro-sceneggiatura comica di Antonella. Entriamo nella magia della "scrittura per il cinema", con una risata.  

IL PIANETA DELLE SCIMMIE

Scena 1

Interno giorno - Studio di registrazione

Si sta registrando uno spot pubblicitario. Primo piano su uno SPEAKER che con voce stentorea parla davanti ad un microfono

SPEAKER

 

Chi ha creato le banane si è superato, le banane sono una perfezione, chi le ha create non avrebbe potuto fare di meglio, non esiste al mondo frutta più buona. La banana è perfetta, non sporca, non scola, la sbucci facilmente, non ha semi e non ha ossa, ti sazia, è dolce, è morbida, è liscia, non fa vermi, non ci sono schifezze dentro, la mangiano anche i bambini, te la porti dietro in ufficio, a scuola, la mangi dove vuoi, non lascia tracce, non lascia odori. La banana è l’espressione della magnificenza del nostro creato. Chi la ha programmata è un grande, un genio, una mente. Se io fossi stato Adamo il peccato originale con Eva solo per assaggiare una mela, che avrei dovuto anche sbucciare, non lo avrei fatto. Ma per la banana sì. Vorrei che qualcuno un giorno scrivesse l’elogio alla banana, perché la banana lo merita. Anche le noccioline mi piacciono molto. Ma di esse vi parleremo un’ altra volta.

 

Cut on

SCENA 2

Interno giorno – sala regia

Una SCIMMIA con una cuffia alle orecchie alla sala regia, altre scimmie accanto.

SCIMMIA

 

Grazie John, sei stato bravissimo. Cita puoi riaccompagnarlo in gabbia... Tira fuori quell’altro, che registriamo lo spot delle noccioline.

FINE

Antonella Pizzo

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WIND SOR o SOR WIND? 

Madame,

torno ora dalla mia usuale passeggiata in compagnia dei miei levrieri. Essi, correndo più veloce del vento, arrivano alla fine del sentiero che conduce al mio avito castello e poi non vedendomi sopraggiungere, uggiolando intimoriti, ritornano indietro a cercarmi, mostrandosi e nascondendosi, in un ciclico andirivieni, in un incessante gioco fatto d'allontanamenti e di riavvicinamenti. Che più dolce e' poi il rincontrarsi.

Io amo passeggiare nei boschi cedui della mia tenuta. Risuonano di canti più volte ascoltati, ma sempre mi lasciano stupefatta come se il mio animo li percepisse ogni volta per la prima volta.

Or bene, ritemprata al fuoco del grande camino, ristorata con odorose bacche di ginepro appena colte, in spinosi ma generosi rovi e tonificata con aromatico miele di satra, mi sono accomodata nella confortevole poltrona di rosso broccato, dono del Duca De Poltronier, ho appoggiato la mano sullo scrittoio di Bois de Rose, e intingendo la penna d'oca nel calamaio d'oro, mi accingo a scrivervi questa lettera.

Una grande agitazione alberga nel mio animo, ho appreso dal mio fedele messaggero Tim O' Tel che la missiva che vi avevo inviato, non e' stata recapitata al Vostro Gran Cerimoniere Visconte Wind-sor o più comunemente chiamato Sor Wind.

Il povero Tim è partito all'alba di un giorno minaccioso e gravido di pioggia. Ei ha percorso la tortuosa strada che partendo dal mio castello in Sicilia giunge fino alla stretto di Messina. Da lì, dopo aver combattuto una lotta impari con briganti e senzadio, che in quel sito sogliono appostarsi per rapinare i nobili viaggiatori, si e' imbarcato in un veliero da giorni ancorato al porto in attesa del suo arrivo, e solcando mari ostili e perigliosi e' al fine approdato sulle sponde della Calabria.

Ma Ahimè l'immane fatica è stata inutile, perché il Visconte Wind e' sempre stato "irraggiungibile"

Cosa vi è accaduto?! Siete forse prigioniera?! Siete vittima di un malvagio incantesimo?! Il Visconte Wind vi ha lasciato e lo avete sostituito con un Visconte della dinastia Omnitel?!

Sono molto angustiata, sapete bene quanto io sia cagionevole di salute e come anche il fruscio del vento che scuote le fronde degli alberi a volte mi è insostenibile, e anche un battito di ali di farfalla mi e' causa di fastidio, e quanto il comunicare con voi mi sia di conforto. Per questo mi permetto di dirvi:

E Accendi per favore, quel maledetto cellulare che muoio dalla voglia di raccontarti del casino che ha tenuto e della faccia che ha fatto la moglie del Duca De Poltronier, cugina per parte di madre di Tim, quando ha trovato suo marito a letto con la moglie di Tel, che è la cugina in secondo grado per parte di padre del fratello di Wind, il quale a sua volta è legato da stretta parentela con il Visconte Omnitel, che pare abbia una relazione segreta con uno degli armigeri che sono al mio servizio, che a sua volta è stato l'amante della moglie di uno dei briganti appostati in Calabria e alcune malelingue dicono che il suo levriero ha concupito nel bosco uno dei miei levrieri e che a sua volta...

Antonella pizzo ( 8 marzo 2003)

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CHENNESO’

SCENA I

Esterno giorno.

Campo Lungo su una strada scarsamente trafficata, passano prima una macchina e poi un’altra, campo medio su una piazzola di sosta a fianco della strada dove si vede posteggiato un camion della nettezza urbana. Campo ravvicinato su due netturbini: A - B

I due parlano fra loro concitatamente e ogni tanto buttano lo sguardo su qualcosa che si trova a terra.

A

Porca l’oca, in vita mia non avevo mai visto qualcosa del genere ... guarda, guarda le mosche verdi sembrano ubriache!

B

Oh, la miseria... guarda, guarda!... sto guardando, sto guardando!... ti giuro che cose così neanch’io ne avevo viste... e pensare che nel mio sporco mestiere ne ho viste, di cose orribili ma così... ti giuro mai, mai!

A

Guarda i vermi... saranno a migliaia e guarda là, si vede anche l’osso!

(pausa)

B

Secondo te da quanto tempo sta qua?

A

Non saprei esattamente, mica sono medico legale… io lo spazzino faccio! (pausa) comunque considerando tutto, mosche, vermi e puzza che fa, secondo me sta qua almeno da una settimana.

B

Già, lo penso anch’io (pausa)

Ma secondo te chi sarà stato?

 

A

Che ne so, mica faccio il poliziotto!

B

Ma secondo te come avrà fatto?

A

Mah!...qualcuno l’avrà tenuto nel cofano per un po’ di tempo, magari cominciava a puzzare così l’ha tirato fuori e via se n’è liberato...qui non passa tanta gente...non l’avrà visto nessuno (pausa)

Che mondo infame!

 

B

C’è gente che è capace di tutto... magari sarà stato uno come te o come me, una persona che all’apparenza sembra normale. (pausa)

Ma secondo te perché l’avrà fatto?

A (con malcelata insofferenza)

Chennesò!..mica faccio lo strizzacervelli…ad entrarci nella testa della gente…

B

Già... ma di che nazionalità sarà stato?

A (con evidente fastidio)

Senti ora mi hai veramente rotto con queste tue domande... perché, per come, di che nazionalità è!... Come vuoi che lo sappia... sarà stato delle nostre parti, di San Daniele o straniero chennesò... magari di Praga! come faccio a capirlo?!... io lo spazzino faccio, mica il salumiere! Va, va, smettila di dire cazzate prendimi la pala che lo buttiamo nel camion (pausa) che peccato però... sarà stato almeno di cinque chili...con un bel prosciutto come questo io e mia moglie ci avremmo mangiato un mese!

FINE

Antonella Pizzo

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Allitterazioni: cioè un altro modo di divertirsi, mescolando, parole, suoni e sillabe. Bob ci fornisce un bell'esempio, con tutte le lettere dell'alfabeto.

 

Anamnesi

Ancora amore attendo,

allora amore avrò?

Assoluto,

ammaliante,

analettico amore.

Anima accasciata

acuti artigli adopri!

Adescami aspettandomi,

aspramente abbagliami.

Amore, amore,

ancora amore agogno.

 

Blasé

Belluino, bel bifolco,

buongiorno: butta bene?

Benissimo,

bisogna brindare bellamente.

Brighiamo, balocchiamo,

beviam ben ben, baldoria!

Burbero bracalone,

barbuto brigante:

balbettando bisbigli

blasfemità barocche, boia!

 

Che caratterino!

Caspita! Corbezzoli, Caterina!

Chiacchiere, ciarle, ciance, cicì cocò:

che cerchi?, che c’è carina?

Cosa cianfrugli col comò?

Costi cosa costi,

conquisterò comunque coccole.

 

Damerino danzante

Dindi, dadi, datteri:

dovunque debba darli

(davanti, dietro, destra)

dovrò doman donarli.

"Dadi, datteri, dindi"

diceva Doumenc di Do,

"destandomi distratto

doman donar dovrò."

Datteri, dindi, dadi

dispensami dal dare:

dileguati! Dolcezza

dovrò doman donare.

 

Eunuchi esperti

Empiriche estasi eburnee

edulcorati effetti emettono.

Elfi efebi ed epaminondici

enciclopedicamente educano.

Ed ecco, essi, eticamente effeminati

esplorano effervescenze etiliche.

Epparcarità! E… E… Ecciù!!!

Eutanasia?!? Eutanasia?!?

 

Fotometro

Fantasticherie fantasmagoriche

fluttuano, fuggono, futilmente farfugliano.

Farraginosi fari fendinebbia

frangono, fulgono, fatalmente frammezzano.

Fantomatico folletto fustigante!

Frenetico fellone fallocratico!

Fiato: freak, flic, flysh, floppy:

furon fantasmi? Forse…

Flap, flash, fix, fax:

fu Fiat? Forse…

 

Giungla genetica

Gnaulanti gattopardi

guatano graffianti.

Ginestre gialleggianti

gentiliscon grigie grotte.

Gracidanti grillotalpe

gozzoviglian gravemente.

Goal! Goal! Goal!

Gaudio: godo grandemente!

Habitué

Hallo Henry,

hidalgo honduregno.

Hi-fy? Hascisc?

Harakiri, hippy!

Hurrà!!!

 

Ideogrammi

Inutili iniziazioni,

immani incalzanti impegni,

improbabili interrogazioni

inducono impellenti intralci.

Ih, ih! Inseguendo ignoti individui ispanici

incontro invece immoti iracheni iconoclasti.

 

Juke-box

Jazz, Jack?

Jam-session!

 

Kamikaze

Killer kafkiano

 

Labirinto

Languida London.

Lenticolare Lilliput.

Linfatica Lutezia.

Lontana Lahore.

Lussureggiante Lesotho.

 

Meditazione

Mefitica, misantropa,

malfatta, matrigna.

Ma melanconica, muliebre,

misconosciuta, multirazziale,

materna Mestre mia!

 

Nemo

Nanerottoli nottambuli

nibelunghi nostalgici

nella notte navigarono

nodosi natanti.

Nostromo! Non nasconderti nella nebbia!

Niente. Nulla. Nessuno.

 

Oscurantismo

Orbene, omuncoli orripilanti,

osereste ordire omeriche odi,

oniriche odalische ondeggianti?

Oppure, occultando odio,

odorare oftalmiche ombrosità?

Orsù, offerenti oblatori:

origliate ovunque

oscenità od offese?

Oggettivate ogni oscuro oracolo!

 

Penelope pitagorica

Procellosa progènie

pianger potrai, purtroppo;

Proteus, portentoso precettore,

più proteggerti potrà.

Pusillanime piantagrane,

perché partecipi pigramente?

Pensa: Prassitele, Plutarco, Plinio persino

parean proprio pazzi!

 

Quorum

Questionario:

qualora qualcuno quereli qualcun altro

quanti quattrini quantificherà?

Qualsiasi questore,

qualunque quantità quotasse

(quadri, quaglie, quisquilie)

qualsivoglia quota

quotidianamente quadruplicherà.

Quieto Quasimodo,

querulo quadrupede!

 

R

R… R… R… Riaggancio.

Ripetuto ronzio, reiterato rantolo.

Rocamboleschi raggi rossastri

riannodano ricordi rampicanti.

R… R… R… Riaggancio.

Ruvido ringhio, rumore rintronante.

Ragionate reprimende raffreno:

ragazzacci, raffreddatevi!

R… R… R… Riaggancio.

Rabbioso, ripugnante, rozzo rituale!?!

 

Stephen says, Samuel says

Stephen: Sun? Samuel: Shines!

Stephen: Stars? Samuel: Sparkling!

Stephen: Salt? Samuel: Sugar!

Stephen: Stupid? Samuel: Silly!

Stephen: Samuel? Samuel: Stephen!

So sorry… 

 

Tribuna

Tu, temerario tempestivo terzino

tira, tuffati, testone!

Tacco tardivo,

tempo traditore.

 

Utopia

Un ussaro ubriaco,

ufficiale ultradecorato,

uccise un uccellino unico

usando un unguento ungherese

universalmente urticante.

Upupa? Usignolo?

Uggiosamente ululando

un uragano ultraterreno urlò:

umiltà, umani!

Ufo?

 

Vorrei vedere voi

Venire, vedere, vincere...

 

Wagon-restaurant

Wurstel?

Wafers?
Whiskey?

Water-closet!!!

 

Xerocopia

Xilofono xenofobo

 

Yiddish

Yankee yé-yé

 

Zzzzzzzzzz

Zanzara zuzzurellona:

zacchete!, zampirone.

Zanzara zannuta:

zacchete!, zanzariera.

Zanzara zenitale:

zacchete!, zanzaricida.

Zanzara zigana:

zacchete!, zanzarifugo.

 


TRAMA TRA I TITOLI

1. Stavo facendo un picnic a Hanging Rock, era un torrido mezzogiorno di fuoco e ancora mi stavo pentendo per le parole che non ti ho detto: tutto era come avevo letto sulla guida illustrata "Il libro della giungla", allorché il gattopardo uscì da dietro un cespuglio, improvvisamente l’estate scorsa, vicino al posto delle fragole, là dove le pietre si tingono di ombre rosse e senti aleggiare lo spirito di B.H., un cuore impavido. Il bestione fu rapido e silenzioso, niente sussurri e grida, ma non abbastanza da sorprendere un robocop come me. In un lampo - flash! - fui sul fucile e sparai. Subitanea mi prese l’angoscia: neppure una pallottola spuntata uscì dall’arma letale! Tutto quel trambusto servì comunque a disorientare l’animale: quando si riebbe dalla sorpresa, io me la davo già a gambe levate, come l’ultimo dei Mohicani in fuga da New York: altro che il maratoneta, come si chiama coso là, un piccolo grande uomo chiamato cavallo. Mentre scappavo mi ripetevo quello che mi avevano detto i vicini di casa: balla coi lupi e capirai che la vita è meravigliosa! Da  qualche parte udii dei rintocchi. Per chi suona la campana? pensai, mentre mi fermavo un attimo a rifiatare: ma subito dovetti ripartire, sentendo dietro di me il brontolio di un terremoto, come fosse la carica dei 101 felini che m’inseguiva! Mi feci forza a gridai a me stesso: ‘Provaci ancora, Sam. Prendi i soldi e scappa’ E pensare ch’ero sempre stato un uomo tranquillo…

2. Perché avevo lasciato Manhattan? La domanda scivolò provocante mentre scorrevo la lista di Schindler da ‘Notorius’, il locale più malfamato di tutto il fronte del porto e dove, per entrare, si usava la parola d’ordine ‘Mi manda Picone’. Là, alle otto e mezzo, avrei dovuto incontrare i Ninja, i tre samurai che assieme ai magnifici sette e ai gemelli (proprio due figli di…) formavano una sporca dozzina, direi quasi un mucchio selvaggio di vitelloni. E, così come mi capitò tutto in una notte l’ultima volta che vidi Parigi, mi ritrovai a chiedermi, io ch’ero in fondo nato per fare il commesso viaggiatore: ‘Cosa ha fatto di me un eroe per caso? Perché ho abbandonato la casa?’ Solo per qualche dollaro in più, un pugno di dollari che mi fece partire alla conquista del West; mi era stata fatta una proposta indecente ed io avevo scordato il mio codice d’onore – l’onore dei Prizzi!!! – io ch’ero stato ufficiale e gentiluomo e avevo solo voglia di tenerezza, come disse Irma la dolce.

3. Gran brutto posto, mormorai ripensando a Puerto Escondido. Ecco là Platoon, un vero testa da psyco: e poco distante i fratelli Rocky, Primo, Secondo e Terzo (i soliti ignoti, detti anche il buono, il brutto e il cattivo) e le loro donne, Anastasia, Filomena Marturano e Rebecca, la prima moglie: che strana coppia, attenti a quei due mi verrebbe da dire, come ci può essere amore tra le rovine?! Tra il frastuono mi parve di udire uno sparo nel buio. Memore dell’insegnamento del mio maestro di Vigevano – alias Karate Kid – che mi ammoniva di non aprire quella porta, andai alla finestra sul cortile: niente, solo il silenzio degli innocenti. L’orologio del campanile batteva le ore otto: calma piatta. Tornai al mio posto giusto in tempo per assistere ad una zuffa, sempre la stessa storia infinita. Due ‘zombi’, i sopravvissuti all’ammutinamento del Bounty che avevano lo stesso cognome e parevano provenire da ventimila leghe sotto i mari o da un lungo viaggio al centro della terra. E tutti risero mentre uno gridava: "Kramer contro Kramer! Si accettano scommesse!" Uscii nauseato. Quanto avrei voluto trovarmi a Roma, città aperta, con la sua dolce vita. Oppure magari essere il dittatore dello stato libero di Bananas!

4. Ecco perché ero scappato tra uomini e topi in preda al furore, come uno in fuga per la vittoria, malgrado fossi il laureato della famiglia: ero migrato via dalla pazza folla, avevo valicato cime tempestose, affrontato l’orso e la piovra, vinto la sfida all’Ok Corral contro il soldato blu, sconfitto Pat Garret e Billy the Kid, accarezzato i cannoni di Navarrone al grido di ‘Tora! Tora!’: poi, attraversato il ponte sul fiume Kway, mi ero addormentato sognando d’essere Peter Pan che urlava: "Io ti salverò!", e sniffava biancaneve dinanzi all’inferno di cristallo. Nei miei risvegli mi sentivo una nullità, un uomo ombra che si trascina in un pomeriggio di un giorno da cani, uno dei tanti spettri simile a un fantasma dell’opera, un cane di paglia uscito da un qualsiasi Jurassic Park. E altre storie che non basterebbero mille e una notte per ascoltarle tutte e ci vorrebbe da qui all’eternità. Certo, la mia Africa era stata una seduzione pericolosa: ma adesso, dopo il sorpasso e gli anni spezzati, come gli uccelli migratori allorché qualcuno volò sul nido del cuculo, anch’io avrei potuto affermare che la vita è bella. Ero giunto a Casablanca. Tra poco, nella famosa clinica The Rocky Horror Picture Show, il dottor Stranamore mi avrebbe operato e avrei rivelato la mia vera natura, come la mummia alla quale si levino i bendaggi, e sarei divenuto, per tutti e finalmente MERY PER SEMPRE! 

Bob

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Ultimo aggiornamento al 29/07/04


 
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